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Stretto di Hormuz, Italia pronta a inviare 4 navi nella missione internazionale
Tensione tra Stati Uniti e Iran, il blocco dello stretto pesa sul commercio mondiale di petrolio e sui prezzi dell’energia
L’Italia è pronta a partecipare con quattro navi a una missione internazionale nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati per l’economia globale. Il braccio di mare, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, è al centro di una crescente tensione tra Stati Uniti e Iran.
Il blocco navale imposto da Washington continua a pesare sui traffici marittimi, mentre Teheran ha di fatto rallentato o fermato il passaggio delle petroliere. La situazione, ormai in stallo da settimane, alimenta preoccupazioni per possibili ripercussioni su scala globale.
Dal fronte iraniano, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha ribadito che un cessate il fuoco reale non può prescindere dalla fine del blocco navale. Nelle stesse ore, il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica ha annunciato il sequestro di due imbarcazioni nello Stretto, definite non conformi alle normative marittime.
Gli Stati Uniti, attraverso la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, hanno ridimensionato l’episodio, escludendo che si tratti di una violazione del cessate il fuoco. Washington parla apertamente di atti assimilabili alla pirateria, sottolineando che le navi coinvolte non erano americane né israeliane.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta un nodo cruciale per il sistema economico internazionale. Il blocco dei traffici ha già effetti sulle quotazioni del greggio e sui prezzi di benzina e diesel, con conseguenze dirette anche in Europa. Il settore aereo, fortemente dipendente dal carburante raffinato nella regione, inizia a risentire della situazione, con alcune compagnie che valutano riduzioni operative.
In questo contesto si inserisce la disponibilità italiana a contribuire a una futura operazione di messa in sicurezza dell’area. Il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, ha spiegato che il piano prevede l’impiego di quattro unità: due cacciamine, una nave di supporto logistico e una di scorta.
L’operazione, ha precisato, si svolgerebbe all’interno di una coalizione internazionale. Anche altri Paesi europei, tra cui Francia, Regno Unito e il gruppo congiunto tra Olanda e Belgio, dispongono di unità analoghe pronte a intervenire.
Secondo le valutazioni del Pentagono, la bonifica dello Stretto potrebbe richiedere fino a sei mesi. L’area sarebbe infatti minata, anche se non è ancora chiara l’estensione precisa dei campi. Le mine potrebbero essere sia da fondo sia ormeggiate, rendendo le operazioni particolarmente complesse.
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(con fonte AdnKronos)
