Economia
Oro e argento in rialzo tra Fed e stop tensioni Iran-USA
I metalli preziosi restano sostenuti nonostante la distensione geopolitica: mercati in attesa della prima riunione della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh
L’oro si conferma bene rifugio anche in una fase di distensione geopolitica e, secondo le attese degli analisti, dovrebbe mantenersi su livelli elevati nonostante lo stop alle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Andamento simile per l’argento, considerato il metallo “rivelazione” del periodo grazie alla forte componente industriale che ne sostiene la domanda.
Nel giorno dell’annuncio dell’intesa tra Washington e Teheran, l’oro spot è salito a 4.323,29 dollari l’oncia (+2,5%), dopo aver toccato il minimo degli ultimi tre mesi il 9 giugno a 4.023 dollari. I future si sono attestati a 4.332 dollari (+2,3%). Più marcato il rialzo dell’argento, a 70,3 dollari (+3,4%). In controtendenza il petrolio, sceso a circa 83 dollari al barile (-5%), sulle attese di una progressiva normalizzazione dei flussi energetici legata alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, il quadro resta strutturalmente positivo. La Bce avrebbe riconosciuto il sorpasso dell’oro sui Treasury americani come principale asset rifugio nelle riserve globali, segnale di un processo di diversificazione in corso da parte di banche centrali, in particolare nei Paesi emergenti. Un movimento favorito anche dalle tensioni sul debito pubblico statunitense.
Debach sottolinea inoltre la doppia natura dell’argento: oltre alla componente monetaria, il metallo beneficia della domanda industriale legata a fotovoltaico, elettronica, semiconduttori e infrastrutture elettriche. In questo contesto, una fase di stabilizzazione geopolitica e un miglioramento del ciclo economico potrebbero favorirlo più dell’oro.
Sulla stessa linea, Roberta Basili, Southern Europe sales manager di HANetf, evidenzia come l’oro resti sensibile al quadro macro e geopolitico, ma dopo il recente repricing risulti più esposto a prese di profitto e movimenti tecnici di breve periodo. In assenza di nuovi shock, lo scenario più probabile resta una fase di consolidamento su livelli elevati.
Per l’argento, Basili conferma una maggiore volatilità ma anche fondamentali solidi, sostenuti da applicazioni industriali in espansione. Fotovoltaico, data center, intelligenza artificiale, automotive e reti elettriche continuano a generare domanda strutturale, con benefici potenziali legati sia ai tassi reali sia alla transizione energetica e digitale.
Più prudente l’analisi di Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. Nonostante la distensione tra Stati Uniti e Iran riduca la componente di domanda legata ai beni rifugio, i mercati stanno premiando oro e argento per l’attesa di minori pressioni inflazionistiche, legate al calo del petrolio e alla riduzione dei rischi energetici.
Il fattore decisivo resta però la Federal Reserve, che si riunirà mercoledì per la prima volta sotto la guida del nuovo governatore Kevin Warsh. Un orientamento più restrittivo sui tassi e sui rendimenti reali potrebbe frenare il recupero dei metalli preziosi, mentre una linea più accomodante rafforzerebbe ulteriormente il trend positivo.
Dopo il recente intervento della Bce e con un’inflazione statunitense al 4,2%, i mercati restano in attesa delle prossime indicazioni della banca centrale americana, che potrebbero definire il quadro dei tassi entro fine anno.
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(con fonte AdnKronos)
