Salute
Zanzare e virus West Nile e Dengue, esperto: rischi e specie in Italia
L’entomologo Pantaleoni (Cnr Iret): “In Italia circa 40 specie, prevenzione fondamentale contro i focolai”
Le zanzare non rappresentano solo un fastidio estivo, ma possono essere vettori di malattie infettive come Dengue e West Nile, che hanno segnato anche l’estate 2025 con diversi casi registrati in Italia.
A spiegarlo è l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr (Iret), intervistato da Adnkronos Salute.
Nel caso della Dengue, sottolinea l’esperto, l’uomo infettato può a sua volta diventare fonte di trasmissione attraverso la puntura di una zanzara. Diverso il meccanismo della West Nile: in questo caso l’uomo può ammalarsi ma non trasmette il virus ad altri, configurandosi come un “binario morto” dal punto di vista epidemiologico.
Pantaleoni evidenzia come sia difficile prevedere l’andamento della stagione: “Ad oggi è impossibile stabilire che estate ci aspetta sotto questo punto di vista”.
In Italia sono presenti circa 40 specie di zanzare, mentre nel mondo se ne contano migliaia. Ogni specie presenta caratteristiche specifiche e si adatta a diversi ambienti. Alcune si riproducono grazie alle piogge, altre sfruttano piccole raccolte d’acqua stagnante come sottovasi, contenitori abbandonati o scarichi.
Tra le specie più rilevanti per la salute umana figurano la zanzara tigre (Aedes albopictus) e la zanzara comune (Culex pipiens). La prima è attiva soprattutto di giorno e si riproduce in piccole raccolte d’acqua, riuscendo a individuare l’uomo attraverso l’anidride carbonica del respiro.
La zanzara comune è invece più legata agli ambienti urbani e trova condizioni favorevoli in fogne, acque stagnanti e aree vicine agli allevamenti intensivi. È attiva soprattutto nelle ore notturne.
Accanto a queste specie, esistono anche zanzare selvatiche legate ad ambienti naturali come paludi, canali e zone soggette ad allagamenti, la cui presenza dipende fortemente dalle condizioni climatiche.
La prevenzione resta centrale. Secondo Pantaleoni, gli enti locali devono monitorare i focolai, mappare le aree a rischio e controllare la presenza di larve nelle acque. Anche i cittadini possono contribuire eliminando ristagni d’acqua e utilizzando zanzariere e repellenti.
Le abitudini di puntura variano: la zanzara comune è più attiva nelle ore notturne, mentre alcune specie selvatiche prediligono le ore serali, con picchi osservati in aree come il Delta del Po tra le 21.30 e le 23.
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(con fonte AdnKronos)
