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Sudan. Il dramma senza fine del popolo del Darfur

Sudan. Il dramma senza fine del popolo del Darfur

Il dramma del Darfur continua tra massacri, sfollati e carestia

Il Darfur è la regione sudanese più insanguinata di tutta l’Africa. Un luogo dove, da sempre, per la popolazione civile non araba regna una costante incertezza quotidiana a sopravvivere alle continue atrocità compiute contro di loro dalla parte di popolazione musulmana.

Da sempre infatti, nella regione, si sono fronteggiati, da un lato la popolazione di origine araba, pastori e nomadi, e dall’altro, quella nera africana, agricoltori e sedentari.

Un’incertezza quindi riconducibile a durature rivalità tra etnie e religioni e avente come obiettivo il controllo del ricco territorio.

Le popolazioni arabe hanno da sempre goduto dell’appoggio dell’allora governo centrale dell’ex presidente, Omar al-Bashir che diede vita ad una vera e propria pulizia etnica contro la popolazione non araba, ricorrendo anche alle sanguinarie milizie dei Janjaweed.

Alla fine del conflitto, nel 2009, stime approssimate indicarono in 600mila i morti e 2milioni gli sfollati.

Per questi fatti, il Tribunale Internazionale dell’Aja emise contro al-Bashir un mandato di cattura per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.

Nel 2019, con la caduta del regime di Omar al-Bashir e, a seguito della sua cacciata dal Paese, sono riemerse tutte le rivalità, vecchie e nuove. Stavolta sono soprattutto per il controllo del potere e anche per una resa dei conti tra apparati del potere militare dell’ex regime.

Origini e ferite mai chiuse nel dramma del popolo del Darfur

I nuovi protagonisti del contezioso armato sono, da un lato i militari, le Forze Armate Sudanesi (SAF) che fino al giorno prima avevano tenuto al potere al-Bashir per un trentennio, e dall’altro i miliziani filo governativi ribelli delle Forze di Supporto Rapido (RSF).

Tutto questo ha condotto il Sudan di nuovo sull’orlo del barato soprattutto per la grande instabilità che ora regna nel Paese africano e il riacutizzarsi di vecchie ferite mai sanate, in Darfur.

Alla fine la disputa per il potere si è trasformata in una lurida guerra civile di cui, dal 2023, a farne le spese, è la popolazione civile.
Da un lato e dall’altro, tutti si sono macchiati di atrocità indicibili e indescrivibili.
Nulla, ormai, sembra essere capace di arrestare l’immane e crescente violenza.

Come sempre le brutalità più cruente e sanguinarie si stanno consumando nel Darfur e sempre a spese della popolazione predominante non araba. Lo scopo è sempre quello del controllo del territorio. Il copione è sempre lo stesso, sono in corso uccisioni di massa, stupri indiscriminati, devastazione e razzie di villaggi.

Un dramma senza fine che ha costretto centinaia di migliaia di inermi civili a trasformare il loro status in sfollati interni e, che, conta altre migliaia di persone invece, uccise in maniera indiscriminata.

Donne, bambini, anziani e uomini sono stati costretti a lasciare ogni loro bene e avere, oltre a spostarsi, impegnandosi in lunghe ed estenuanti marce, verso località ritenute più stabili come Tawila, Al Malha, Melit e Kosti. Luoghi dove lentamente si sono creati enormi campi profughi in cui prevale un enorme e disperato bisogno di aiuti umanitari che di fatto costituisce una delle peggiori emergenze umanitarie del pianeta.

Si stima che siano almeno12milioni le persone che sono state costrette alla fuga e almeno 24miloni quelle che soffrono la fame. Inoltre, dall’inizio delle ostilità, quasi 130 operatori umanitari sono stati uccisi nel chiaro intento di privare le popolazioni civili di ogni forma di assistenza e aiuto.

Un recente rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani (OHCHR). denuncia, da parte dei miliziani del RSF, violazioni del diritto umanitario con esecuzioni sommarie di civili e militari e violenze su base etnica.

Si tratta di una storia già vista. Tra il 2003 e il 2009, infatti, la regione era stata già teatro di massacri, pulizia etnica e genocidio. In quel periodo, il regime di Omar al-Bashir scatenò una violenta repressione contro le comunità non arabe accusate di sostenere i movimenti ribelli. Le milizie Janjaweed, armate e finanziate dal governo, bruciarono villaggi, stuprarono donne e uomini, massacrarono civili e le Nazioni Unite stimarono in oltre 600mila i morti e 2milioni gli sfollati. Il conflitto nella regione sudanese, è poi, riesploso nell’aprile 2023.

Ad aggravare ulteriormente la situazione e condizione umanitaria in Darfur, è stata la recente presa di El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, da parte delle forze ribelli del RSF.

La città, ultima roccaforte dell’esercito sudanese nella regione, è caduta dopo un estenuante assedio durato 18 mesi. La presa della città è stata ‘festeggiata’ dai miliziani del RSF con uccisioni indiscriminate di civili e dei suoi difensori arresisi.

Ferdinando Pelliccia

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(con fonte AdnKronos) popolo del Darfur