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Tajani contro Ben Gvir: parole inaccettabili dopo l’indagine di Roma
Il ministro degli Esteri replica alle frasi del titolare della Sicurezza israeliana. Pressioni per la liberazione dei due italiani a Bengasi e attenzione alle crisi in Medio Oriente
Le dichiarazioni del ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir scatenano la reazione del governo italiano. Davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani definisce “inaccettabili” e “non degne di un ministro” le parole rivolte all’Italia, arrivate dopo la notizia dell’indagine aperta dalla Procura di Roma sul trattamento degli attivisti della Global Sumud Flotilla.
Tajani respinge con fermezza l’attacco: “Non ho parole per commentare ciò che ha detto nei confronti dell’Italia”. Il riferimento è alla frase pronunciata da Ben Gvir, che ha definito il nostro Paese “quello delle ciabatte”. “Sono parole che rispediamo al mittente”, aggiunge il titolare della Farnesina, ribadendo che l’Italia resta “un Paese amico di Israele, che ha sempre difeso la libertà e la democrazia” e rivendicando il ruolo italiano nei processi di pace.
Sul fronte libico, il ministro conferma l’impegno per la liberazione dei due connazionali detenuti a Bengasi. Tajani riferisce di aver dato indicazioni ai rappresentanti diplomatici italiani di intensificare le pressioni sugli interlocutori locali. “Le interlocuzioni hanno già portato a un miglioramento delle condizioni di detenzione”, spiega, precisando che non sono stati ancora formalizzati capi di accusa. Nella giornata odierna è prevista una nuova udienza davanti al procuratore libico.
Il vicepremier affronta anche il dossier Iran, parlando di negoziati “difficili” con gli Stati Uniti ma sottolineando che “lo spazio della diplomazia va perseguito fino in fondo”. Il governo italiano sostiene un accordo in tempi rapidi, mentre resta l’attesa per sviluppi concreti dopo le dichiarazioni delle parti.
La situazione regionale resta tesa. Nel fine settimana, le crisi nel Golfo e in Libano hanno registrato una nuova escalation dopo il lancio di missili dall’Iran verso Israele e la successiva risposta israeliana. Tajani riferisce di un monitoraggio costante degli scenari e della sicurezza dei cittadini italiani all’estero. Per questo è stata convocata l’unità di crisi del ministero insieme agli ambasciatori nella regione.
L’Italia si dice pronta a partecipare a eventuali iniziative multilaterali successive a un accordo tra Washington e Teheran, ma pone condizioni precise: cessate il fuoco stabile e consenso internazionale sul mandato della missione. Solo in presenza di questi elementi, il governo tornerà in Parlamento per chiedere l’autorizzazione.
Nel passaggio dedicato all’Ucraina, Tajani ribadisce che il futuro di Kiev è “in Europa”, ma all’interno di un percorso basato sul merito e senza disparità rispetto agli altri Paesi candidati, in particolare quelli dei Balcani. Il sostegno italiano resta una priorità, con un impegno che si sviluppa sia sul piano diplomatico sia su quello concreto.
Il ministro richiama la necessità di un negoziato per arrivare a una pace “giusta e duratura”, evidenziando però che i segnali provenienti da Mosca non indicano un’apertura al dialogo. Parallelamente prosegue il supporto alle riforme ucraine, anche attraverso la Guardia di Finanza impegnata nella formazione delle strutture anticorruzione.
Sul piano economico e infrastrutturale, il governo annuncia nuovi interventi: quaranta milioni di euro destinati alle infrastrutture energetiche e allo sminamento dei territori liberati. A questi si aggiungono cinquanta milioni già stanziati per sostenere le famiglie che hanno perso le abitazioni a causa dei bombardamenti russi.
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(con fonte AdnKronos)
