Salute
Sanità, più prestazioni nei tempi ma restano i divari tra regioni
Aumentano produttività e organizzazione del Servizio sanitario nazionale. Crescono le prestazioni garantite entro i tempi, ma restano differenze tra Regioni e alcune criticità nella gestione delle priorità
Oltre un milione e seicentomila visite ed esami diagnostici in più garantiti entro i tempi di attesa. Ma non si tratta solo di numeri: il miglioramento riguarda direttamente i cittadini, anche quelli che non rinunciano a curarsi e restano a fare i conti con liste d’attesa e costi crescenti delle prestazioni e dei servizi sanitari. È il risultato registrato nel primo semestre del 2026, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dal Servizio sanitario nazionale.
Un dato che, secondo quanto emerge dal primo Bollettino trimestrale predisposto da Agenas, è legato all’aumento della produttività e a una migliore organizzazione dell’offerta. Il monitoraggio è stato reso possibile anche grazie alla nuova Piattaforma nazionale per il controllo delle liste di attesa, presentata lo scorso maggio, che consente di seguire mese per mese e Regione per Regione l’andamento dei tempi per 14 tipologie di prime visite e 22 accertamenti diagnostici.
Il confronto con il primo semestre 2025 evidenzia innanzitutto un aumento delle prenotazioni, passate da 13,3 milioni a 14,9 milioni. Cresce anche l’offerta nei fine settimana, con le prestazioni che passano da 330 mila a 357 mila. A questo incremento dell’attività si accompagna un miglioramento nel rispetto dei tempi di garanzia: le prime visite erogate entro le scadenze previste salgono dal 76,4% al 78,5%, mentre gli esami diagnostici passano dall’82,8% all’84,6%.
In termini assoluti, le prime visite nei tempi aumentano da circa 5,8 milioni a 6,6 milioni, con oltre 750 mila prestazioni in più. Gli esami diagnostici crescono da 4,7 a 5,5 milioni, con quasi 870 mila accertamenti aggiuntivi entro le soglie previste. Complessivamente sono oltre 1 milione e 624 mila le prestazioni effettuate rispettando i tempi massimi di attesa.
L’aumento complessivo dell’attività comporta però anche un lieve incremento delle prestazioni oltre i tempi di garanzia, che passano da 2,78 milioni a 2,81 milioni. Tuttavia, il loro peso percentuale sul totale diminuisce, segno di un miglioramento complessivo del sistema. In particolare, si riduce l’incidenza dei ritardi più consistenti sia per le visite sia per gli esami diagnostici.
I progressi più evidenti riguardano le prestazioni urgenti e quelle a breve termine. Le visite da effettuare entro tre giorni passano dal 77,7% all’81%, mentre quelle da garantire entro dieci giorni salgono dal 77,3% all’80,2%. Miglioramenti anche per gli esami diagnostici: quelli urgenti passano dal 73,2% al 76,4% e quelli a breve dal 75,9% al 77,6%.
Segnali positivi anche per le prestazioni differibili, da garantire entro 30 o 60 giorni, mentre restano sostanzialmente stabili quelle programmabili entro 120 giorni. Tra le singole prestazioni, le visite oncologiche si confermano ai livelli più alti di rispetto dei tempi, superando il 95%. Migliorano in modo significativo anche dermatologia, gastroenterologia, pneumologia e fisiatria.
Tra gli esami diagnostici spicca il recupero della colonscopia, che registra il miglioramento più marcato, insieme a gastroscopia, mammografia ed ecografie. L’unica lieve flessione riguarda la risonanza magnetica del tronco encefalico.
A livello territoriale, la maggior parte delle Regioni mostra un miglioramento, ma restano differenze significative. Alcune realtà consolidano risultati già positivi, mentre altre – come Abruzzo, Sicilia e Sardegna – registrano peggioramenti. Persistono inoltre criticità nell’assegnazione delle classi di priorità, con un ricorso elevato alle prestazioni programmabili in alcune Regioni del Sud.
Non mancano però esempi di buone pratiche. La Toscana ha lavorato sull’appropriatezza prescrittiva, riducendo le richieste improprie per visite dermatologiche grazie anche all’uso dell’intelligenza artificiale. Il Piemonte ha invece introdotto algoritmi per ottimizzare le agende e utilizzare meglio gli slot disponibili, migliorando in modo significativo le prestazioni più urgenti.
Nel complesso, i dati indicano un sistema sanitario in miglioramento sul fronte dei tempi di attesa, ma ancora alle prese con squilibri territoriali e margini di efficientamento, soprattutto nella gestione delle priorità e nell’organizzazione dell’offerta.
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(con fonte AdnKronos)
