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Riconoscimento facciale, Londra lo amplia mentre in Italia è polemica
La Metropolitan Police punta sull’intelligenza artificiale dopo i test a Croydon. Arresti e calo dei reat
Il riconoscimento facciale in tempo reale continua a dividere il dibattito pubblico, ma con due approcci molto diversi tra Italia e Regno Unito. Mentre in Italia l’utilizzo di sistemi basati sull’intelligenza artificiale è al centro di polemiche e discussioni sulla privacy, a Londra la Metropolitan Police lo impiega già da tempo e si prepara ad ampliare ulteriormente il suo utilizzo.
Il bilancio dei sei mesi di sperimentazione condotti nella zona di Croydon, a sud della capitale britannica, ha portato Scotland Yard a confermare la volontà di estendere la tecnologia. Secondo i dati diffusi dalla polizia londinese, il sistema ha permesso di riconoscere oltre 2.000 persone con precedenti penali, portando a 173 arresti, tra cui quello di una donna ricercata da più di vent’anni per diversi reati.
Durante il periodo di test è stato registrato anche un calo della criminalità del 10,5% nell’area interessata. Su circa 470.000 volti analizzati dagli algoritmi di intelligenza artificiale, la Metropolitan Police ha segnalato un solo errore di identificazione.
Sulla base di questi risultati, la polizia britannica ha annunciato una nuova fase operativa. Entro il prossimo Natale saranno installate telecamere fisse nel centro di Londra, a partire da zone particolarmente frequentate come il West End e Soho. L’espansione proseguirà poi in altre sei aree della città nel corso del 2027.
“L’implementazione di questa tecnologia è ormai un obbligo, dato che non possiamo sottrarci al progresso con il rischio di farci superare dai criminali. E poi riflette una semplice verità: funziona”, ha dichiarato il commissario della Metropolitan Police Mark Rowley.
Per i vertici di Scotland Yard, il Live Facial Recognition (Lfr) rappresenta uno strumento ormai essenziale per rendere più rapide le indagini e utilizzare in modo più efficiente le risorse disponibili. Secondo Rowley, il sistema avrebbe contribuito anche a una riduzione della violenza contro donne e ragazze durante la fase di sperimentazione.
Il commissario ha inoltre sottolineato che la tecnologia non sostituisce gli agenti, ma li affianca nelle attività investigative.
La scelta di Londra, tuttavia, continua a essere contestata dalle organizzazioni per i diritti civili. Gli oppositori del riconoscimento facciale sostengono che l’installazione di telecamere fisse in aree pubbliche comporti il controllo biometrico di centinaia di migliaia di cittadini senza una specifica motivazione giudiziaria.
L’associazione Big Brother Watch ha denunciato i possibili rischi legati alla privacy, agli errori di identificazione e alle discriminazioni legate agli algoritmi. “L’espansione del riconoscimento facciale in tempo reale tramite telecamere fisse è un’escalation allarmante di una tecnologia intrusiva”, ha dichiarato Jack Coulson, rappresentante dell’organizzazione.
Secondo Big Brother Watch, il Regno Unito dovrebbe sospendere l’utilizzo del sistema almeno fino all’approvazione di una normativa specifica sull’intelligenza artificiale da parte del Parlamento britannico, prevista per l’autunno.
Nel frattempo, il riconoscimento facciale non riguarda più soltanto la sicurezza pubblica. Anche il settore privato britannico sta adottando strumenti simili. La catena di supermercati Sainsbury’s ha avviato progetti con piattaforme come Facewatch per contrastare i furti nei negozi e proteggere il personale dalle aggressioni.
Attualmente sono 40 i punti vendita della catena che utilizzano questa tecnologia, con l’obiettivo di arrivare a 200 entro il prossimo Natale e aumentare ulteriormente la diffusione nel 2027.
Nel Regno Unito, le aziende private non devono ottenere licenze statali specifiche per utilizzare questi sistemi, ma fanno riferimento alle disposizioni generali del Data Protection Act sulla prevenzione dei reati. Una situazione che alimenta il confronto sul confine tra sicurezza e sorveglianza dei cittadini.
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(con fonte AdnKronos)

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