Primo Piano
Netanyahu da Trump: Gaza, Libano e Iran al centro del vertice alla Casa Bianca
Il premier israeliano cerca il sostegno del presidente Usa dopo settimane di tensioni. Sul tavolo le aperture su Gaza e Libano, ma resta lo scontro sulla strategia contro Teheran
Benjamin Netanyahu vola a Washington per incontrare Donald Trump in un momento delicato nei rapporti tra Israele e Stati Uniti. Il vertice alla Casa Bianca, in programma oggi martedì 28 luglio, arriva dopo settimane di tensioni segnate dalle divergenze sulla gestione della crisi iraniana, sulle operazioni in Libano e sul futuro della Striscia di Gaza.
Per il premier israeliano, il solo fatto di essere ricevuto da Trump rappresenta un risultato politico dopo un periodo in cui ha cercato di ridimensionare pubblicamente le differenze con l’amministrazione americana. L’incontro, che non dovrebbe essere aperto alla stampa salvo un cambio di programma del presidente Usa, consentirà ai due leader di evitare possibili momenti di confronto pubblico.
Le relazioni tra Washington e Gerusalemme hanno attraversato una fase complessa dopo l’escalation con l’Iran e il confronto sulle prospettive militari. Il vertice previsto inizialmente per la scorsa settimana era stato rinviato su richiesta americana. Secondo quanto riportato da Axios, Trump avrebbe guardato con forte contrarietà all’ipotesi israeliana di ampliare le operazioni in Libano. Un altro elemento di attrito sarebbe stato il tentativo di Netanyahu di convincere Trump a non autorizzare la vendita di F-35 alla Turchia, richiesta respinta dal presidente americano durante il vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio.
Alla vigilia dell’incontro, Netanyahu ha però portato sul tavolo alcuni segnali di apertura. Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato un accordo con il Board of Peace, organismo creato da Trump per supervisionare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Il piano prevede l’ingresso di una forza internazionale di stabilizzazione in una parte limitata dell’enclave palestinese e la gestione della sicurezza in un’area compresa tra le linee del fronte delle Forze di difesa israeliane e i territori controllati da Hamas.
L’intesa include anche la costruzione di due campi destinati agli sfollati di Gaza: uno più piccolo finanziato dagli Emirati Arabi Uniti e un secondo per il quale devono ancora essere definiti i finanziamenti.
Le decisioni su Gaza e sul ritiro dal Libano vengono interpretate come segnali di disponibilità da parte di Netanyahu prima dell’incontro con Trump. Secondo Haaretz, Aryeh Lightstone, consigliere senior del Board of Peace incaricato da Trump di seguire l’attuazione del piano in 20 punti per Gaza, avrebbe contribuito a facilitare il vertice tra i due leader.
Diverse fonti citate dai media israeliani sostengono che Netanyahu abbia bisogno del sostegno politico di Trump durante la campagna elettorale e che il presidente americano sia consapevole della dipendenza del premier israeliano dall’appoggio statunitense. Per questo, secondo Haaretz, Netanyahu avrebbe deciso di presentarsi alla Casa Bianca con risultati concreti sul dossier Gaza.
Il principale punto di divergenza resta però l’Iran. Netanyahu spinge per una linea più dura e vorrebbe che gli Stati Uniti adottassero una strategia militare più aggressiva, concentrandosi soprattutto sul programma nucleare di Teheran. Trump, invece, dopo lo stop agli attacchi e la ripresa dei contatti diplomatici, sembra privilegiare la possibilità di un accordo.
A frenare una nuova escalation ci sarebbero anche gli Emirati Arabi Uniti, che secondo Haaretz stanno facendo pressione sull’amministrazione americana per evitare un coinvolgimento diretto di Israele nel conflitto. Abu Dhabi avrebbe inoltre raggiunto un’intesa con Teheran che avrebbe contribuito a ridurre gli attacchi iraniani contro il Paese durante l’ultima fase della crisi.
Sul fronte diplomatico, gli Stati Uniti hanno confermato nuovi colloqui tra Israele e Libano a Roma dal 4 al 6 agosto. I negoziati saranno dedicati all’attuazione dell’accordo quadro sulle cosiddette “zone pilota”, con il coinvolgimento dell’esercito libanese, la soluzione delle questioni di confine ancora aperte e la definizione di un accordo complessivo sulla sicurezza.
L’intesa raggiunta a giugno prevede il dispiegamento delle forze libanesi nelle aree lasciate da Israele nel sud del Paese, a condizione del disarmo di Hezbollah. Il governo libanese ha però denunciato le continue operazioni militari israeliane nella regione, ritenendole un ostacolo al pieno schieramento delle proprie forze.
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(con fonte AdnKronos)

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