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Meloni a Palermo: “Lo Stato c’è e colpisce le mafie”
La presidente del Consiglio ha partecipato al Comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura e ha visitato il Museo del Presente per lo svelamento della Fiat Croma di Giovanni Falcone
“Lo Stato c’è e vuole esserci con determinazione”. È il messaggio lanciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura a Palermo, alla quale ha partecipato insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
La premier ha sottolineato il valore del riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, destinati a tornare alla collettività per sostenere le famiglie e il territorio. “La ricchezza strappata alle mafie torna alla collettività”, ha detto Meloni, spiegando la necessità di continuare a contrastare organizzazioni criminali capaci di modificarsi e trovare nuovi strumenti per influenzare il tessuto produttivo.
Nel corso dell’incontro la presidente del Consiglio ha indicato tra le priorità un rafforzamento della presenza dello Stato nei quartieri considerati più a rischio, citando in particolare lo Zen. “Il comitato si deve dare come obiettivo il trovare a breve le soluzioni per un’operazione straordinaria di controllo e presidio fisso del territorio”, ha affermato Meloni, ipotizzando anche il coinvolgimento dei militari e dell’Esercito in operazioni congiunte con le Forze di polizia.
La premier ha poi richiamato la recente operazione contro la banda dei kalashnikov, che ha portato a 22 fermi, ringraziando magistratura e Forze dell’ordine. “Le raffiche di kalashnikov, le taniche di benzina e le intimidazioni sono immagini che non vedevamo da tempo ma che non siamo disposti a tollerare”, ha dichiarato.
Secondo Meloni, chi tenta di riportare Palermo indietro e intimidire chi lavora onestamente troverà “uno Stato determinato, che agisce e colpisce”.
La visita della presidente del Consiglio si è svolta nella settimana che precede il 34esimo anniversario della strage di via D’Amelio, nella quale il 19 luglio 1992 furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque componenti della sua scorta.
“Questa è una città che con la sua storia ha contribuito all’identità e alla coscienza civile della nostra nazione”, ha detto Meloni, ricordando il ruolo di Palermo nella lotta alla mafia e la capacità delle istituzioni di non arretrare davanti alla violenza criminale.
“La criminalità organizzata va colpita nei suoi interessi economici, nelle sue strutture, nella sua capacità di intimidazione”, ha aggiunto la premier, ribadendo la necessità di rafforzare gli strumenti investigativi e il sostegno alle istituzioni impegnate nel contrasto alle mafie.
Successivamente Meloni si è recata al Museo del Presente di Palermo per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma sulla quale viaggiava Giovanni Falcone il 23 maggio 1992, quando la strage di Capaci provocò la morte del magistrato, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta.
Ad accoglierla erano presenti Maria Falcone e Vincenzo Di Fresco. Durante la cerimonia, accompagnata dal suono del silenzio, l’auto bianca è stata collocata su una pedana con un tappeto.
“Di fronte a quella macchina bisogna inchinarsi”, ha detto Maria Falcone. La sorella del giudice ha spiegato che la presenza dell’auto non rappresenta una sconfitta, ma un simbolo di rinascita e uno strumento per permettere alle nuove generazioni di conoscere una storia segnata dal dolore ma anche dalla volontà di cambiamento.
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(con fonte AdnKronos)

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