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Delmastro, la Camera dice no alle chat: tensione e proteste del M5S in Aula
Approvata la relazione della Giunta con 206 voti favorevoli. I pentastellati scendono sotto i banchi della maggioranza
Con 206 voti a favore e 133 contrari, la Camera ha approvato la relazione della Giunta per le Autorizzazioni respingendo la richiesta di accesso alle chat che coinvolgono l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.
Subito dopo il voto si è accesa la protesta dei deputati del Movimento 5 Stelle, che sono scesi sotto i banchi della maggioranza mostrando i telefoni cellulari, in segno di dissenso per la decisione dell’Aula.
Scontro acceso durante il dibattito
Il voto è stato preceduto da un confronto particolarmente duro tra maggioranza e opposizione.
Nel corso della dichiarazione di voto, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha attaccato duramente le opposizioni, collegando la vicenda alle polemiche sulle visite in carcere all’anarchico Alfredo Cospito.
Bignami ha difeso la posizione di Delmastro, sostenendo che l’ex sottosegretario sarebbe stato messo “nel mirino” proprio dopo aver rivelato alcuni elementi legati a quella vicenda.
Le repliche dell’opposizione
Di segno opposto gli interventi delle opposizioni. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha invitato l’Aula a non ostacolare l’accertamento dei fatti, sottolineando l’importanza di consentire alla magistratura di svolgere pienamente il proprio lavoro, soprattutto in procedimenti connessi alle mafie.
Duro anche l’intervento del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha accusato la maggioranza di utilizzare in modo improprio riferimenti simbolici e politici, invitandola a rispettare il ruolo delle istituzioni e il voto degli elettori.
Un caso politico ancora aperto
Il voto della Camera segna un passaggio rilevante nel caso Delmastro, ma non chiude lo scontro politico tra maggioranza e opposizione.
La decisione di negare l’accesso alle chat resta infatti al centro del confronto tra le forze parlamentari, con posizioni che continuano a restare distanti sia sul piano politico sia su quello istituzionale.
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(con fonte AdnKronos)

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