Primo Piano
Gaza, Israele e il piano di disarmo di Trump: Netanyahu conferma il No
Netanyahu respinge la bozza sostenuta da Trump. “Idf andrà via solo con disarmo completo Hamas”
Israele prende tempo — e di fatto si sfila — dal piano internazionale per il disarmo di Hamas. A chiarirlo è stato il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha escluso un’adesione alla proposta sostenuta dagli Stati Uniti e accettata dal gruppo palestinese nei giorni scorsi.
Nel suo primo intervento pubblico sul tema, Netanyahu ha ribadito una linea già emersa dietro le quinte: le forze israeliane non si ritireranno dalle attuali posizioni nella Striscia di Gaza finché Hamas non sarà completamente disarmato. Una posizione che entra in rotta di collisione con l’impianto dell’intesa.
Il piano, infatti, prevede un ritorno israeliano alla cosiddetta “Linea Gialla”, il tracciato di riferimento precedente all’espansione militare successiva all’accordo dell’ottobre 2025 su cessate il fuoco e ostaggi. Da allora, il controllo israeliano sul territorio si è esteso sensibilmente, superando il 60% della Striscia.
Secondo quanto emerso, la proposta — negoziata separatamente tra Hamas, il Board of Peace sostenuto da Washington e i mediatori regionali — avrebbe dovuto essere implementata senza una trattativa diretta con Israele. Ma Gerusalemme ha comunque ricevuto una bozza, sulla quale ha scelto di non dare il via libera.
Netanyahu ha confermato che il documento è stato esaminato e restituito con osservazioni, sottolineando però che non si tratta di una proposta elaborata dal governo israeliano. In altre parole: il dialogo è aperto, ma l’adesione è tutt’altro che scontata.
La posizione israeliana complica gli sforzi diplomatici. Un alto funzionario statunitense ha infatti definito il piano come un’estensione della strategia già approvata da Israele lo scorso autunno, lasciando intendere che Washington si aspetta continuità. Un eventuale blocco, secondo la stessa fonte, verrebbe accolto con forte irritazione dalla Casa Bianca.
Non a caso, nei giorni scorsi emissari del Board of Peace si sono recati a Gerusalemme per tentare di sbloccare l’impasse. Il confronto, però, non ha prodotto risultati concreti, tanto che ora si valuta la possibilità di rivedere alcuni punti dell’accordo, in particolare quelli legati al ritiro israeliano.
Una modifica in questa direzione potrebbe però rimettere tutto in discussione: il consenso ottenuto da Hamas, frutto di negoziati lunghi e complessi, rischierebbe di sgretolarsi.
Sul terreno, intanto, resta aperto anche il nodo delle operazioni militari. Il piano prevede uno stop immediato alle azioni israeliane una volta entrato in vigore, ma su questo punto Israele ha mostrato forti resistenze. Secondo indiscrezioni, sarebbe stata valutata una soluzione intermedia: limitare gli attacchi, subordinandoli a un’autorizzazione di alto livello militare.
Netanyahu, senza entrare nei dettagli, ha ribadito comunque la linea di fondo: le forze israeliane continueranno ad agire per difendere il Paese. Un messaggio che lascia poco spazio a interpretazioni — e che conferma quanto la strada verso un accordo resti ancora in salita.
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(con fonte AdnKronos)
