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Iran-Usa, Trump oscilla tra minacce e dialogo mentre Teheran smentisce ogni volta
Il presidente Usa rivendica la pressione militare su Teheran e parla di negoziati imminenti, ma l’Iran nega contatti diretti. Intanto il vero dossier resta lo Stretto di Hormuz
Donald Trump continua a usare toni duri contro l’Iran, ma la sua strategia appare sempre più contraddittoria. Da un lato rivendica la pressione militare, dall’altro lascia spazio alla diplomazia, dando l’impressione di una linea oscillante proprio su un dossier che resta tra i più delicati a livello globale.
Parlando a Las Vegas, il presidente ha sostenuto che Teheran avrebbe chiesto negoziati dopo che gli Stati Uniti si erano preparati a un attacco su larga scala, definito “il più grande dalla Seconda guerra mondiale”. Secondo Trump, sarebbero stati gli stessi iraniani a contattare Washington per evitare l’escalation.
Una ricostruzione che però viene respinta dall’Iran. Le autorità di Teheran negano qualsiasi colloquio diretto con gli Stati Uniti e chiariscono che i contatti in corso riguardano esclusivamente l’Oman.
Il nodo reale resta infatti lo Stretto di Hormuz, dove Iran e Oman stanno lavorando a un possibile accordo tecnico per la gestione della navigazione commerciale. Un’intesa che, anche se raggiunta, non garantirebbe automaticamente la riapertura completa della rotta.
Secondo le indiscrezioni, il piano prevede una divisione dei flussi marittimi tra acque iraniane e omanite, operazioni congiunte di bonifica delle mine e l’assenza di pedaggi. Le probabilità di chiudere un accordo restano però incerte, mentre Trump continua a parlare di progressi rapidi.
Dietro la posizione iraniana c’è un obiettivo strategico chiaro: mantenere il controllo su uno dei principali corridoi energetici mondiali, utilizzandolo come leva di pressione nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Nel frattempo, il presidente americano ha respinto le notizie su una presunta carenza di munizioni, assicurando che gli Stati Uniti dispongono di scorte “enormi” e minacciando conseguenze per chi avrebbe diffuso informazioni riservate.
Restano anche le tensioni interne all’amministrazione, con indiscrezioni su contrasti tra Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, poi smentite ufficialmente dalla Casa Bianca e dal Pentagono.
Il risultato è un quadro in cui la comunicazione politica di Washington procede a strappi, tra dichiarazioni aggressive e aperture negoziali, mentre sul terreno diplomatico i fatti seguono una traiettoria diversa, che per ora esclude un confronto diretto tra Stati Uniti e Iran.
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(con fonte AdnKronos)
