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Delitto Garlasco, chiuse indagini su Sempio: per la Procura è lui che ha ucciso Chiara
La Procura di Pavia contesta omicidio aggravato da crudeltà e motivi abietti. Tra gli elementi anche Dna, impronta e una frase captata in auto
La Procura di Pavia ha chiuso le indagini su Andrea Sempio, accusato dell’omicidio aggravato di Chiara Poggi. Al 38enne vengono contestate le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti per il delitto avvenuto il 13 agosto 2007.
L’atto è stato notificato alla difesa e cristallizza la ricostruzione degli inquirenti, secondo cui l’azione si sarebbe sviluppata attraverso una violenta aggressione iniziata con una colluttazione e proseguita con ripetuti colpi alla testa inferti con un corpo contundente. La vittima sarebbe stata poi trascinata verso la cantina e colpita ancora, anche dopo aver perso i sensi, fino alle lesioni cranio-encefaliche risultate fatali.
Il movente individuato dalla Procura è legato al rifiuto di avances, elemento che configura l’aggravante dei motivi abietti, mentre la dinamica e il numero dei colpi – almeno dodici tra cranio e volto – vengono indicati come base dell’aggravante della crudeltà.
Sul piano probatorio, l’impianto accusatorio si fonda su più elementi. Tra questi, una perizia genetica che indica compatibilità tra il Dna maschile rinvenuto sotto le unghie della vittima e quello dell’indagato, pur senza chiarire se si tratti di contatto diretto o indiretto, come evidenziato anche dalla genetista Denise Albani.
A questo si aggiunge la cosiddetta “impronta 33”, rilevata sulla scala della cantina, che per gli inquirenti sarebbe riconducibile all’aggressore, ma che i consulenti della difesa ritengono non attribuibile a Sempio.
Elemento centrale nell’ultima fase dell’indagine è inoltre un’intercettazione ambientale, emersa attraverso il Tg1. Il 14 aprile 2025, all’interno della sua auto, Sempio viene registrato mentre afferma: “Ho visto il video di Chiara e Alberto”, facendo riferimento anche a Alberto Stasi. Una frase che, secondo chi indaga, contraddice la versione fornita in precedenza sui contatti avuti con la vittima.
La Procura non ritiene inoltre solido l’alibi legato allo scontrino di un parcheggio a Vigevano e ha valutato anche alcune chat riconducibili a un utente denominato “Andreas”, ritenute indicative di una possibile ossessione. La difesa sostiene invece che tali conversazioni non siano riferibili alla vittima.
Nelle prossime fasi, gli atti saranno trasmessi alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, come indicato dal procuratore Fabio Napoleone, per le valutazioni di competenza alla luce dei nuovi elementi raccolti dopo la riapertura delle indagini.
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(con fonte AdnKronos)
