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Russia, crepe nel sistema: le élite mettono in discussione la linea di Putin
Dopo anni di guerra, cresce il malcontento interno. Analisti e figure vicine al potere segnalano tensioni e possibili spaccature nel sistema
La guerra in Ucraina lascia segni profondi anche all’interno della Russia. Dopo oltre quattro anni di conflitto, nel Paese emergono segnali di un cambiamento significativo: una parte delle élite comincia a ritenere che i vertici politici abbiano perso il contatto con la realtà e che l’ossessione del presidente Vladimir Putin per la sottomissione di Kiev stia rendendo sempre più difficile una gestione efficace dello Stato.
A evidenziarlo sono analisti e osservatori, tra cui Tatiana Stanovaya, politologa russa oggi all’estero, che in un’analisi pubblicata da Carnegie Politika sottolinea come anche voci fedeli al sistema, come quella del magnate Andrei Melnichenko sull’Economist, inizino a esprimere preoccupazione. Si tratta di interventi che non mettono in discussione apertamente il potere, ma che rivelano un disagio crescente per l’incapacità del sistema di affrontare problemi sempre più complessi.
Secondo Stanovaya, queste pressioni interne non porteranno a un cambio immediato della posizione di Putin, ma aumentano il rischio di fratture all’interno dell’intero sistema politico.
Una lettura simile arriva anche da Ekaterina Schulmann, politologa condannata in contumacia in Russia e oggi a Berlino. Nel suo programma “Status” ha osservato come si stiano ampliando i limiti del dibattito pubblico, con figure diverse – dall’imprenditoria agli influencer, fino ad ambienti vicini al potere – che iniziano a discutere apertamente del futuro del Paese. Un tema che, implicitamente, significa interrogarsi su un possibile scenario post-Putin.
“Il sistema dei garanti si è disintegrato”, afferma Schulmann, evidenziando come gli imprenditori che sostengono l’economia russa, spesso con capitali e asset nel Paese e sempre meno accettati all’estero, inizino a chiedere conto delle scelte politiche.
Secondo Stanovaya, è sempre più evidente una frattura tra la visione del presidente e quella di altri attori del sistema. Da un lato Putin continua a considerare il Paese come completamente mobilitato per la guerra, con possibili nuove misure già nei prossimi mesi. Dall’altro, istituzioni e burocrazia operano ancora secondo logiche di tempo di pace.
Questa divergenza alimenta una crescente richiesta di cambiamento, anche da ambienti vicini al Cremlino, che chiedono una valutazione più realistica delle capacità geopolitiche della Russia e obiettivi di guerra più raggiungibili.
Una posizione che, proprio perché non apertamente ostile né alla guerra né a Putin, rappresenta un elemento di potenziale instabilità per il sistema. Le due dinamiche – escalation e richiesta di riforma – sono destinate a intensificarsi fino a un possibile punto di collisione.
Per ora, osserva Stanovaya, il regime non sembra a rischio di implosione immediata. Tuttavia, la Russia si avvicina a un bivio: proseguire sulla strada dell’escalation e della radicalizzazione oppure avviare un processo di ristrutturazione interna che potrebbe aprire a uno scenario post-putiniano.
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(con fonte AdnKronos)

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