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Carburanti ancora in aumento: il taglio delle accise non arriva del tutto alla pompa
Prezzi ancora in salita il 30 luglio: diesel oltre i 2 euro al litro. Codacons denuncia minori risparmi per gli automobilisti e presenta un esposto
I prezzi dei carburanti continuano a salire in Italia, aggravando il costo dei rifornimenti per milioni di automobilisti. Nella giornata di giovedì 30 luglio il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha diffuso i nuovi dati ufficiali, che registrano un ulteriore aumento sia per la benzina sia per il gasolio.
Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio del Mimit, il prezzo medio nazionale in modalità self service sulla rete ordinaria si attesta a 1,989 euro al litro per la benzina e a 2,066 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale i valori risultano ancora più elevati: 2,076 euro al litro per la benzina e 2,165 euro al litro per il diesel.
Il rialzo si inserisce in un contesto segnato dalla riduzione delle accise decisa dal governo, pari a 17 centesimi al litro, che tuttavia non si riflette integralmente sui prezzi alla pompa. Per il terzo giorno consecutivo, infatti, lo sconto fiscale non è stato trasferito completamente sul gasolio.
A segnalarlo è il Codacons, che monitora quotidianamente l’andamento dei listini. In base ai dati regionali del Mimit, il prezzo medio del diesel sulla rete ordinaria è diminuito di appena 11,8 centesimi rispetto al 27 luglio, giorno precedente all’entrata in vigore del taglio. Ancora più contenuta la riduzione in autostrada, dove il calo si ferma a 9 centesimi al litro nell’arco di tre giorni.
Permangono inoltre forti differenze a livello territoriale. La Campania si conferma la regione con la minore riduzione dei prezzi del gasolio (-9,5 centesimi), seguita da Basilicata (-10,2) e Molise (-10,6). I cali più consistenti si registrano invece in Valle d’Aosta (-13,4 centesimi) e Friuli Venezia Giulia (-13,3).
Per i consumatori, il mancato trasferimento completo dello sconto si traduce in un costo aggiuntivo. Secondo i calcoli del Codacons, gli automobilisti subiscono un danno di circa 2,6 euro a pieno: il taglio da 17 centesimi avrebbe dovuto garantire un risparmio di 8,5 euro per un rifornimento di diesel, ma ai prezzi attuali il beneficio si ferma a 5,9 euro.
La vicenda è ora all’attenzione della magistratura e dell’Antitrust, che hanno ricevuto un esposto dell’associazione dei consumatori. Nel documento si ipotizzano pratiche commerciali scorrette e il reato di truffa aggravata ai danni degli automobilisti.
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(con fonte AdnKronos)
