Primo Piano
Gaza, l’Onu: “Oltre mezzo milione di persone rischia la fame”
Joyce Msuya denuncia consegne di aiuti compromesse. Israele replica e attacca l’Ipc
“La carestia a Gaza è dovuta alle consegne di aiuti che sono limitate e compromesse”. A lanciare l’allarme è stata Joyce Msuya, assistente del segretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e vice coordinatrice degli aiuti d’emergenza, durante un intervento al Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Secondo la funzionaria, oggi a Gaza oltre mezzo milione di persone vive in condizioni di fame estrema, indigenza e rischio di morte. Se la situazione non cambierà, entro la fine di settembre il numero potrebbe superare le 640mila unità. “Praticamente nessuno a Gaza è immune dalla fame”, ha sottolineato, ricordando che il collasso deriva da quasi due anni di aiuti umanitari limitati, un sistema sanitario al collasso, condizioni igienico-sanitarie precarie e mancanza di rifugi sicuri.
La replica di Israele
Tel Aviv ha respinto le accuse, puntando il dito contro l’Integrated Food Security Phase Classification Initiative (Ipc), l’organismo internazionale che monitora la sicurezza alimentare sostenuto anche dall’Onu. In conferenza stampa, il direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, Eden Bar Tal, ha chiesto all’ente di “ritrattare immediatamente” la valutazione che certificava la carestia in parti della Striscia di Gaza.
Israele ha annunciato di voler condividere con i donatori dell’Ipc presunte “prove” di irregolarità nella stesura del rapporto, accusando l’organismo di essere politicizzato e di “lavorare per una malvagia organizzazione terroristica”. Tra i partner ufficiali dell’Ipc compare anche l’Unione europea.
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(con fonte AdnKronos)
