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Iran, il sito nucleare di Isfahan troppo profondo: gli Usa non usano le bombe Mop
Il generale Caine ai senatori: “Bunker troppo protetto per le Massive Ordnance Penetrator”. Pioggia di Tomahawk dal sottomarino
Durante il recente attacco al programma nucleare iraniano, gli Stati Uniti hanno rinunciato all’uso delle bombe bunker buster più potenti, note come Mop (Massive Ordnance Penetrator), contro il sito nucleare di Isfahan, considerato uno dei più protetti e strategici dell’intero arsenale atomico della Repubblica Islamica. A riferirlo, secondo quanto ricostruito dalla Cnn, è stato il capo degli Stati Maggiori Riuniti, generale Dan Caine, in un briefing riservato con i senatori americani.
Il sito sotterraneo di Isfahan, situato nel centro del Paese, custodirebbe circa il 60% delle scorte di uranio arricchito dell’Iran. Ma la sua collocazione in profondità, insieme alla conformazione strutturale dei tunnel di accesso, ha reso impraticabile l’uso delle bombe penetranti tradizionali, che rischiavano di non raggiungere gli obiettivi sensibili. Al loro posto, le forze Usa hanno impiegato missili Tomahawk lanciati da un sottomarino, mentre altri bunker come Fordow e Natanz sono stati colpiti da bombardieri B-2 Spirit, che hanno sganciato oltre dieci ordigni bunker buster.
Il nodo di Isfahan e i tunnel sotterranei
A confermare la difficoltà di colpire in profondità arriva anche l’analisi dell’esperto di armamenti Jeffrey Lewis, del Middlebury Institute of International Studies, che ha studiato immagini satellitari fornite da Planet Lab. Secondo Lewis, almeno uno degli ingressi ai tunnel del sito di Isfahan risultava sgombero da ostacoli già nella mattinata del 27 giugno, a poche ore dai raid americani. Il giorno precedente, il 26 giugno, erano stati rilevati movimenti di mezzi moderati, lasciando supporre che l’Iran potesse aver trasferito parte delle scorte di uranio altrove prima dell’attacco.
Il briefing riservato e il silenzio del Pentagono
La decisione di non utilizzare le Mop è la prima spiegazione ufficiale emersa dall’amministrazione statunitense in merito alla scelta tattica di non colpire in profondità il sito più critico. Secondo la Cnn, al briefing riservato con i senatori erano presenti anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio e il direttore della Cia John Ratcliffe. Nessun commento ufficiale, però, è arrivato dallo staff del generale Caine.
L’episodio conferma la crescente complessità dell’offensiva a lungo raggio contro le installazioni nucleari iraniane. Se da un lato Israele ha condotto attacchi mirati con grande efficacia, come emerso dalle operazioni “Nozze Rosse” e “Narnia”, gli Stati Uniti si trovano ora a dover bilanciare l’efficacia militare con i limiti tecnici delle proprie armi, nel tentativo di contenere l’Iran senza precipitare in un conflitto diretto.
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(con fonte AdnKronos)
