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Ucraina, generale Chiapperini: “Ritirata Russia? Non raggiunti obiettivi iniziali”

“Uno degli obiettivi iniziali dei russi era la caduta del governo ucraino. L’attacco da più direzioni, compreso il movimento dalla Bielorussia su Kiev, è apparso inizialmente lo sforzo principale ed aveva proprio quello scopo. Non avendolo ottenuto e dovendo concentrare le forze su altre direttrici, negli ultimi giorni si sta assistendo ad una riarticolazione delle forze”. Lo afferma all’Adnkronos il generale Luigi Chiapperini, ex comandante del contingente multinazionale Nato in Afghanistan, che fu impegnato anche nella missione Kfor in Kosovo ed è membro del Centro Studi dell’Esercito, riguardo alla situazione del conflitto in Ucraina e alla ritirata dei russi.

L’esercito russo “non ha raggiunto quelli che sembravano essere gli obiettivi iniziali per motivi che potremo conoscere solo a conflitto terminato con elementi di informazione in più – osserva -. Al momento si possono formulare solo delle ipotesi”.

“Posso azzardare ad elencarne alcune: il fronte è subito sembrato troppo ampio per le forze schierate dai russi, l’intelligence e la conoscenza del terreno hanno giocato a favore degli ucraini – prosegue- la resistenza dell’esercito ucraino è stata superiore a quanto preventivato, la superiorità aerea russa c’è stata ma non è sembrata determinante, le condizioni meteorologiche sembrano aver favorito i difensori. I sistemi d’arma contraerei e anticarro a disposizione degli ucraini hanno fatto il resto”.

“I russi concentreranno i propri sforzi a sud-est a ridosso del Donbass e a sud con il completamento della conquista di Mariupol ed eventualmente la prosecuzione dello sforzo su Odessa. La durata del conflitto dipenderà dal risultato di questo cambio di gravitazione da parte russa”, continua il generale riguardo alle prospettive del conflitto.

“Se avrà successo potrebbe accorciare i tempi del conflitto. In caso contrario dovremo presumibilmente aspettarci una lunga guerra di logoramento – osserva il generale Chiapperini – con frequenti movimenti della linea del fronte come ad esempio accadde in Corea all’inizio degli anni ‘50. In quel caso la guerra durò ben tre anni e alla fine ci fu la divisione del paese in due, con ripercussioni negative sulla stabilità internazionale che vediamo ancora oggi a distanza di settanta anni”.

(AdnKronos)

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