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Stasi verso l’affidamento ai servizi sociali, parere positivo della Procura generale
Valutate condotta in carcere, percorso rieducativo e comportamento dopo l’intervista a “Le Iene”. Decisione attesa a breve dal Tribunale di Sorveglianza
Alberto Stasi si avvicina all’affidamento in prova ai servizi sociali. Nel corso dell’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano, la sostituta procuratrice generale Valeria Marino ha espresso parere favorevole, sulla base di una serie di elementi legati al comportamento del detenuto e al percorso svolto durante la detenzione.
Tra i fattori valutati positivamente figurano la buona condotta in carcere, le relazioni dell’area educativa e il comportamento tenuto dopo la discussa intervista televisiva rilasciata a “Le Iene” nel marzo 2025, poco prima della concessione della semilibertà. Considerata anche la presenza dello stesso Stasi davanti al collegio, chiamato – come da prassi – a rispondere alle domande sulla propria esperienza detentiva.
L’udienza si è svolta in forma riservata, in un’aula del Palazzo di giustizia, lontano dall’attenzione mediatica. Nel corso dell’intervento, la rappresentante della Procura generale ha sottolineato come Stasi abbia accettato la condanna – pur continuando a dichiararsi innocente – e stia risarcendo la famiglia della vittima, oltre a non aver più rilasciato interviste.
Al termine della discussione, durata circa mezz’ora, il Tribunale di Sorveglianza si è riservato la decisione, che è attesa in tempi brevi. Alla luce del parere favorevole della Procura generale, l’orientamento appare indirizzato verso l’accoglimento della richiesta.
La procedura riguarda esclusivamente il percorso trattamentale del detenuto e non è collegata all’eventuale richiesta di revisione del processo per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, su cui la difesa potrebbe muoversi alla luce della nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio.
In caso di esito positivo, Stasi continuerà a lavorare come contabile e amministrativo in una società di Milano, ma sarà sottoposto a precise prescrizioni, tra cui limiti negli spostamenti e obblighi di rientro. L’affidamento in prova, infatti, non equivale alla libertà e può essere revocato in caso di violazioni.
Sulla vicenda intervengono anche i legali della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che sottolineano come la misura rientri nelle possibilità previste dall’ordinamento per i detenuti con residuo pena inferiore ai quattro anni, ribadendo però che la condanna resta definitiva.
Sul piano più generale, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è tornato a commentare il caso, evidenziando criticità nel sistema processuale italiano, in particolare nei casi in cui una condanna definitiva segue precedenti assoluzioni nei gradi di giudizio.
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(con fonte AdnKronos)
