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Usa-Iran, ottava ondata di raid: tensione alle stelle dopo due militari uccisi in Giordania
Washington colpisce i Pasdaran, Teheran risponde con droni contro basi americane in Kuwait. Khamenei: “Il dominio Usa è un’illusione”
Nessun segnale di de-escalation, anzi. Il confronto tra Stati Uniti e Iran entra in una fase ancora più critica dopo una nuova notte di attacchi incrociati. Domenica 19 luglio Washington ha lanciato l’ottava ondata consecutiva di raid contro obiettivi iraniani, in risposta all’uccisione di due militari americani in Giordania.
Secondo il United States Central Command (Centcom), le operazioni hanno preso di mira unità dei Guardiani della Rivoluzione ritenute responsabili di attacchi con missili balistici e droni contro forze statunitensi. Si tratta delle prime vittime americane dall’inizio della nuova fase del conflitto, un passaggio che ha segnato un salto di intensità nelle operazioni militari.
La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Le autorità iraniane hanno annunciato attacchi con droni contro due basi statunitensi in Kuwait: il deposito di munizioni di Camp Udairi e le strutture radar e di sorveglianza della base aerea di Ali Al Salem. Nelle stesse ore, nuovi raid sarebbero stati condotti anche in Giordania.
Sul piano politico, i toni restano altrettanto duri. Mojtaba Khamenei, figura di primo piano dell’establishment iraniano, ha affidato ai social un messaggio diretto contro Washington: “Gli Stati Uniti hanno ormai capito che la loro presenza dominante nella regione è solo una fantasia”.
La spirale di attacchi e ritorsioni conferma una dinamica ormai consolidata: ogni azione militare produce una risposta immediata, rendendo sempre più difficile un ritorno al negoziato. Con il coinvolgimento diretto di più Paesi dell’area, il rischio è quello di un allargamento del conflitto ben oltre il teatro iniziale.
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(con fonte AdnKronos)

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