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Cucchi, attesa per la sentenza d’Appello sui depistaggi: imputati otto carabinieri
La Corte d’Appello di Roma si pronuncia oggi sui vertici dell’Arma accusati di aver coperto i responsabili del pestaggio e della morte del giovane romano nel 2009
Si attende oggi la sentenza della Corte d’Appello di Roma sul processo per i depistaggi seguiti al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi, il 31enne romano deceduto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini, sette giorni dopo il suo arresto. Sul banco degli imputati ci sono otto carabinieri, accusati di aver ostacolato le indagini e di aver falsificato atti per allontanare le responsabilità dai veri autori del pestaggio.
“Alle 11 la Corte si ritirerà in camera di consiglio per giudicare la ‘scala gerarchica’ dell’Arma dei Carabinieri di Roma”, ha ricordato ieri Ilaria Cucchi, sorella di Stefano e senatrice di Sinistra Italiana, con un post sui social in cui accusa i vertici dell’Arma di aver “nascosto la verità, scritto il falso e depistato le indagini per garantire l’impunità degli assassini” del fratello, portando alla sbarra inizialmente agenti della Polizia Penitenziaria.
“Le loro responsabilità sono gravissime – ha aggiunto –. Sono già stati tutti condannati dal Tribunale di Roma. Due Comandanti Generali hanno voluto manifestarmi la loro vicinanza, e uno si è scusato con me e con la mia famiglia. Anche l’ex Ministro della Difesa Elisabetta Trenta ci ha ricevuto e ha chiesto scusa, a differenza di un suo predecessore che, subito dopo la morte di Stefano, aveva dichiarato che i Carabinieri non c’entravano”.
Ilaria Cucchi ha ricordato come la verità fosse stata “scritta” dai vertici dell’Arma quando ancora il corpo del fratello “era caldo e l’autopsia non era nemmeno terminata”. E ha sottolineato: “Sono passati 16 anni, anche grazie a loro. I reati ormai sono prescritti. E a me sta bene così. Perché se verrà dichiarata la prescrizione, non potranno più indossare la divisa né fare carriera”.
Infine, un pensiero al padre Giovanni, assente in aula per motivi di salute: “Vorrei tanto poterlo portare domani in quell’aula, affinché potessero vedere quell’uomo, superstite di una famiglia che amava più di ogni altra cosa al mondo. Ma non potrò farlo. Spero che tutti i Carabinieri e gli agenti della Penitenziaria, nei quali ripongo la massima fiducia, possano essere ben distinti da quelle persone”.
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30 Settembre 2026
(con fonte AdnKronos)
