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Usa riprende il blocco navale contro Iran a Hormuz. Nuovi raid stelle e strisce
Il Centcom annuncia l’entrata in vigore della misura e nuovi raid nell’area: Trump cambia linea sul contributo del 20% e punta su accordi con i Paesi del Golfo. Teheran respinge gli impegni del protocollo di Islamabad
Gli Stati Uniti hanno ripreso il blocco navale contro le navi dirette verso e provenienti dai porti iraniani. La misura è entrata in vigore alle 16 ora della costa orientale americana, le 22 in Italia, come annunciato dal Comando centrale Usa (Centcom), dopo la decisione del presidente Donald Trump di riattivare l’operazione nello Stretto di Hormuz.
Poco prima dell’entrata in vigore del blocco, lo stesso Centcom ha comunicato l’avvio di nuovi raid contro obiettivi iraniani nell’area. In un messaggio pubblicato su X, il comando statunitense ha riferito che gli attacchi sono in corso mentre le forze americane si preparano a riprendere il blocco marittimo contro i porti iraniani e le aree costiere.
La misura impedisce alle navi commerciali di raggiungere i porti iraniani attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto energetico. Un dispositivo analogo era già stato applicato da Washington per circa due mesi tra aprile e giugno, con operazioni estese dal Medio Oriente fino all’Oceano Indiano.
Sul piano economico, Trump aveva inizialmente dichiarato l’intenzione di imporre agli operatori commerciali un costo pari al 20% del valore delle merci trasportate, come compensazione per il ruolo degli Stati Uniti nella sicurezza della rotta. Nelle ultime ore, tuttavia, il presidente ha modificato la sua posizione, indicando che i Paesi arabi del Golfo avrebbero concluso accordi commerciali e di investimento negli Stati Uniti.
Intanto l’Iran prende le distanze dalle intese raggiunte con Washington. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha affermato che Teheran non ha “alcun obbligo” rispetto all’accordo in 14 punti definito il mese scorso, sostenendo che gli Stati Uniti hanno di fatto abbandonato gli impegni previsti dal cosiddetto Protocollo di Islamabad.
Secondo Gharibabadi, il memorandum prevedeva la fine delle operazioni militari contro la Repubblica islamica e sugli altri fronti regionali, incluso il Libano. Alla luce degli sviluppi recenti, ha aggiunto, non restano obblighi vincolanti né per Washington né per Teheran.
Il viceministro ha infine definito “irragionevole e infondata” l’ipotesi che l’Iran possa rispettare gli impegni, inclusa la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale, sostenendo che un aumento della pressione militare non porterà la Repubblica islamica a nuovi negoziati.
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(con fonte AdnKronos)
