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Stretto di Hormuz, Trump annuncia raid Usa e blocco navale Iran
Il presidente rivendica il ruolo di “guardiano” dello Stretto e minaccia nuovi attacchi. Teheran replica e avverte: rischio escalation
Donald Trump annuncia nuovi raid contro l’Iran e la ripresa del blocco navale nello Stretto di Hormuz, rivendicando per gli Stati Uniti il ruolo di “guardiano” del passaggio strategico per il traffico marittimo globale.
Il presidente statunitense, intervenendo in un’intervista radiofonica, ha anticipato l’avvio di una nuova operazione militare, poi confermata dal Comando centrale americano. «Colpiremo con forza», ha dichiarato, definendo la leadership iraniana «estremamente inaffidabile» e sostenendo che Teheran violerebbe sistematicamente gli accordi.
Secondo quanto comunicato dal Centcom, alle 16.45 ora della costa orientale degli Stati Uniti (le 22.45 in Italia) sono iniziati raid per la terza notte consecutiva. Gli attacchi, si legge in una nota diffusa su X, mirano a ridurre la capacità iraniana di colpire civili e interferire con il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.
Trump ha inoltre notificato formalmente al Congresso la ripresa delle operazioni militari, avviate il 7 luglio nel rispetto del War Powers Act. Nella comunicazione, il presidente precisa che non sono impiegate truppe di terra e che le azioni sono «limitate e proporzionate», con l’obiettivo di minimizzare le vittime civili. La normativa consente l’impiego delle forze armate per 60 giorni, prorogabili di altri 30 senza ulteriore autorizzazione parlamentare.
Parallelamente, il presidente ha annunciato la reintroduzione del blocco navale contro il traffico marittimo da e verso i porti iraniani. L’operazione, secondo il Centcom, riguarda esclusivamente le navi legate all’Iran, mentre il transito per gli altri Paesi resterà libero.
Trump ha anche prospettato un sistema di compensazione economica per il controllo dello Stretto, indicando una quota del 20% sulle merci in transito come rimborso per i costi sostenuti dagli Stati Uniti nel garantire la sicurezza dell’area. «Lo proteggeremo e verremo pagati per farlo», ha affermato, ribadendo l’intenzione di mantenere aperta la rotta «con o senza l’Iran».
Da Teheran è arrivata una replica immediata. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha commentato con ironia la proposta americana, osservando che un compenso per la sicurezza del passaggio sarebbe legittimo, ma definendo eccessiva la percentuale indicata da Washington. Ha quindi ribadito che l’Iran si considera da sempre il garante dello Stretto.
Più dura la posizione del comando militare iraniano Khatam al-Anbiya, che ha escluso qualsiasi interferenza statunitense nella gestione dell’area, avvertendo che ogni forma di cooperazione con gli Usa sarà considerata un atto ostile. I Pasdaran, attraverso il portavoce Hossein Mohebbi, hanno accusato Washington di mettere a rischio le forniture globali di petrolio e gas.
Le autorità iraniane hanno infine dichiarato che reagiranno con fermezza a qualsiasi violazione delle rotte stabilite, sottolineando il rischio che un’escalation possa estendersi all’intera regione.
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(con fonte AdnKronos)
