Strage di braccianti ad Amendolara, parla un sopravvissuto

Il giovane afghano racconta l’attacco: benzina nell’auto e fiamme dopo una lite per denaro. Due persone fermate per omicidio volontario

La strage di braccianti ad Amendolara emerge dal racconto dell’unico sopravvissuto, un giovane cittadino afghano rintracciato e intervistato dal Tgr Calabria. L’uomo viveva a Villapiana insieme alle quattro vittime, morte bruciate vive nell’attacco avvenuto ieri.

“Ho visto l’orrore, sono vivo per miracolo. Ho pensato di morire”, ha dichiarato ai microfoni del giornalista Francesco Salvatore. Il giovane è riuscito a salvarsi rompendo un finestrino del veicolo in cui si trovava con gli altri braccianti. Nel video dell’intervista appare con le braccia fasciate per le ustioni riportate durante la fuga.

Secondo il suo racconto, tre delle vittime erano afghane. I due fermati, accusati di omicidio volontario, avrebbero chiesto denaro per il trasporto. Al rifiuto, la situazione sarebbe degenerata. “Hanno gettato prima la benzina nell’abitacolo e poi un accendino”, ha riferito, descrivendo l’incendio che ha ucciso i quattro lavoratori.

Il sopravvissuto ha parlato anche delle condizioni di vita e di lavoro, sostenendo che lui e gli altri braccianti venivano minacciati con coltelli e pistole da cittadini pakistani per essere costretti a lavorare senza retribuzione. “I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no”, ha detto, denunciando quella che ha definito una “grande mafia del Pakistan”.

Le indagini sono in corso mentre resta al centro l’accusa nei confronti dei due fermati per il rogo che ha provocato la morte dei quattro braccianti.

LE ULTIME NOTIZIE

[recent_post_slider design=”design-19″ show_author=”false” slider_height=”390″ lazyload=”progressive” limit=”10″]

(con fonte AdnKronos)