Washington avrebbe perso fino al 20% dei MQ-9 Reaper, mentre Teheran riprende la produzione e l’intelligence smentisce le stime politiche
Nel corso del conflitto con l’Iran, le forze armate statunitensi avrebbero perso quasi un quinto della propria flotta di droni MQ-9 Reaper. La stima, riportata dalla Tass sulla base di Bloomberg, parla di oltre venti velivoli abbattuti, pari a circa il 20% delle risorse iniziali del Pentagono.
Ogni MQ-9 Reaper ha un valore di circa 30 milioni di dollari e capacità avanzate di sorveglianza e attacco con missili Hellfire e bombe guidate JDAM. Il bilancio complessivo delle perdite potrebbe arrivare fino a 30 unità, per un danno stimato vicino al miliardo di dollari.
Intelligence Usa: quadro più debole del previsto
Le valutazioni dell’intelligence americana non confermano le affermazioni politiche sulla distruzione quasi totale delle capacità iraniane. Secondo fonti citate dalla Cnn, la riduzione dell’arsenale di droni e missili non sarebbe vicina alle percentuali indicate pubblicamente.
Il divario tra comunicazione politica e analisi operativa evidenzia una lettura meno definitiva della situazione sul campo.
Iran, ripresa rapida della produzione
Nonostante i raid subiti, l’Iran avrebbe già riattivato parte della produzione di droni durante una breve tregua. Le stime indicano una possibile ricostituzione completa delle capacità entro circa sei mesi.
Il recupero includerebbe infrastrutture missilistiche e linee produttive danneggiate, con tempi di ripristino più rapidi del previsto secondo fonti militari statunitensi.
Impatto strategico e rischio escalation
La combinazione tra perdite americane nei sistemi senza pilota e capacità iraniane di rigenerazione rapida modifica gli equilibri operativi del conflitto.
La possibilità che Teheran mantenga o ristabilisca capacità di attacco con droni e missili resta un fattore critico per la stabilità regionale e per gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo e in Israele.
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