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Liliana Segre: odio online e tensioni al corteo del 25 aprile
La senatrice a vita denuncia minacce ricevute anche oggi e commenta le contestazioni alla Brigata ebraica a Milano
Liliana Segre torna a denunciare l’odio online e le minacce ricevute, raccontando una realtà che, a distanza di decenni dalla Shoah, continua a manifestarsi. La senatrice a vita ha parlato di un “mondo dell’odio talmente vasto” da spingere ancora oggi persone a scriverle messaggi con l’invito a morire.
Segre, sopravvissuta all’Olocausto, ha ricordato un episodio della sua infanzia, quando nel 1938, dopo l’avvio della campagna razziale, il padre le proibì di rispondere al telefono. “Qualche volta disobbedivo e rispondevo: dall’altra parte non c’era un bambino, ma un adulto che diceva ‘perché non muori?’”, ha raccontato. “Mai mi sarei aspettata, dopo tutto quello che c’è stato, a quasi 96 anni, di ricevere ancora tali minacce”.
Nel suo intervento ha rivolto anche una domanda al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, definito “un amico che mi fa molto piacere”, chiedendo se chi minaccia di morte online debba essere curato.
La senatrice ha poi commentato le tensioni avvenute durante il corteo del 25 aprile a Milano, dove si sono registrati momenti di intolleranza nei confronti della Brigata ebraica, alla quale partecipava anche il figlio Luciano Belli Paci. “Da madre ero molto preoccupata”, ha detto, aggiungendo di aver vissuto la stessa apprensione anche “da figlia”.
Sull’episodio è intervenuto lo stesso Piantedosi, che ha espresso una “condanna più netta e assoluta” e una “rinnovata solidarietà” verso chi è stato colpito dalle contestazioni.
Presente allo stesso convegno, Emanuele Fiano ha parlato di una “ferita amara”, sottolineando il disagio di sentirsi respinti da una manifestazione dedicata alla libertà. Secondo l’ex parlamentare, quanto accaduto indica la presenza di un odio diffuso che merita attenzione, pur escludendo che si possa attribuire all’Anpi un’accusa generalizzata di antisemitismo.
Fiano ha ricostruito anche le tensioni organizzative legate alla posizione della Brigata ebraica nel corteo, osservando che la collocazione sarebbe stata decisa dalle forze dell’ordine per ragioni di sicurezza. Da qui, a suo avviso, una reazione che ha alimentato lo scontro.
L’ex parlamentare ha quindi invitato a rivedere le regole delle manifestazioni, per evitare nuove tensioni e impedire che gruppi minoritari possano decidere chi ha diritto a partecipare. Ha sottolineato la necessità di un confronto aperto, ricordando che il 25 aprile resta la festa della Liberazione e che la Brigata ebraica ne fa parte.
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(con fonte AdnKronos)
