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Elezioni municipali Francia 2026: 48,7 milioni al voto

Elezioni municipali Francia 2026: 48,7 milioni al voto

Due turni, il 15 e il 22 marzo, in circa 35mila comuni: il voto locale diventa un test politico nazionale in vista delle presidenziali del 2027

Le elezioni municipali Francia 2026 coinvolgono 48,7 milioni di elettori, chiamati alle urne in due turni oggi, domenica 15 marzo, e domenica 22 marzo, in circa 35mila comuni del Paese, dai piccoli centri alle grandi città.

Il voto servirà a eleggere i consiglieri comunali attraverso un sistema a liste. Sono 891.845 i candidati in corsa per un mandato di sei anni, eletti a suffragio universale diretto. Le elezioni municipali Francia 2026 rappresentano anche un indicatore importante dell’umore dell’elettorato in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

Il sistema elettorale prevede due turni. Ogni lista che ottiene almeno il 10% dei voti al primo turno accede automaticamente al ballottaggio. Le liste che superano il 5% possono invece unirsi ad altre più grandi prima del secondo turno. Questo meccanismo porta spesso a ballottaggi con tre, quattro o anche cinque liste, favorendo alleanze elettorali pensate per sostenere o ostacolare determinati partiti.

In diverse grandi città potrebbero qualificarsi cinque liste per il secondo turno se nessun candidato decidesse di ritirarsi o di fondersi con altri. Parigi è uno dei casi più evidenti.

Un sondaggio Elabe per Bfmtv pubblicato il 7 marzo indica nella capitale cinque candidati sopra la soglia di qualificazione: il socialista Emmanuel Grégoire al 32%, la rivale Rachida Dati al 26,5%, sostenuta in particolare da Les Républicains, l’eurodeputata di estrema destra Sarah Knafo al 13,5%, il candidato di Horizons Pierre-Yves Bournazel al 12% e la deputata de La France Insoumise Sophia Chikirou al 10,5%.

Per il Rassemblement National (RN) le elezioni municipali Francia 2026 rappresentano un banco di prova in vista della corsa all’Eliseo del 2027. Il partito di estrema destra aveva ottenuto risultati limitati alle comunali del 2020, ma ha poi registrato successi alle elezioni europee e alle elezioni legislative anticipate del 2024.

Nonostante questi risultati, il RN e i suoi alleati controllano oggi circa una dozzina di consigli comunali e una sola città con più di 100mila abitanti, Perpignan. Una questione centrale sarà capire se riuscirà a stringere alleanze tra i due turni con altri partiti, che per decenni hanno spesso collaborato per impedirne l’ascesa.

Alcuni segnali indicano che il cosiddetto fronte repubblicano, il sistema di alleanze che ha isolato l’estrema destra nella politica francese, potrebbe essere sotto pressione a livello locale. Diversi esponenti politici hanno lasciato intendere che potrebbero valutare collaborazioni con il RN dopo il primo turno.

Il partito punta in particolare alla città meridionale di Tolone, amministrata dal 1995 al 2001 quando il movimento si chiamava ancora Front National. Il RN nutre inoltre ambizioni a Nîmes e Marsiglia, dove il suo candidato Franck Allisio è in forte competizione con il sindaco socialista Benoît Payan.

Un’altra sfida osservata con attenzione è quella di Nizza, dove il sindaco uscente Christian Estrosi, esponente dell’alleanza centrista legata a Emmanuel Macron, affronta Éric Ciotti, ex leader dei Républicains e oggi alleato del RN.

Il partito presidenziale Renaissance controlla pochi consigli comunali e presenta un numero limitato di liste: solo sette, contro le quasi 250 del 2020, quando il movimento si chiamava ancora La République en marche. La strategia del partito è soprattutto quella di costruire alleanze, in particolare con il centrodestra, per mantenere un ruolo rilevante nel governo locale.

Una corsa particolarmente osservata è quella di Le Havre, città portuale dove il risultato potrebbe avere ripercussioni anche sulle presidenziali del 2027. Édouard Philippe, primo ministro di Macron dal 2017 al 2020, cerca la rielezione a sindaco ma potrebbe affrontare al secondo turno una coalizione della sinistra moderata.

La sinistra moderata, inclusi i Verdi, aveva ottenuto buoni risultati alle comunali del 2020, ma oggi appare più debole a livello nazionale. Non è chiaro se riuscirà a mantenere il controllo delle città conquistate allora, come Nantes e Montpellier per il Partito Socialista o Lione e Strasburgo per i Verdi.

Più a sinistra, La France Insoumise guidata da Jean-Luc Mélenchon punta a città del nord come Roubaix e Seine-Saint-Denis, nell’area parigina. Il Partito Socialista ha rifiutato un’alleanza nazionale con Mélenchon, ma non sono escluse collaborazioni locali.

A Marsiglia, il candidato della sinistra radicale Sébastien Delogu ha dichiarato che non si ritirerà al secondo turno, una scelta che secondo il sindaco Payan potrebbe dividere il voto progressista e favorire il RN.

A Parigi, il sostegno della sinistra radicale potrebbe essere decisivo se i socialisti vogliono mantenere il controllo della capitale, amministrata dal 2001. L’attuale sindaca Anne Hidalgo, in carica da dieci anni, sostiene il socialista Emmanuel Grégoire come successore.

Grégoire guida una lista che riunisce socialisti, verdi e comunisti e si confronta con Rachida Dati, candidata di destra dei Républicains, sostenuta anche da alcuni centristi. Dati si è recentemente dimessa da ministra della Cultura per concentrarsi sulla corsa alla capitale.

I centristi di Horizons, il partito fondato da Édouard Philippe, presentano invece Pierre-Yves Bournazel, sostenuto anche da Renaissance. La competizione è ulteriormente complicata dalla crescita inattesa della candidata di estrema destra Sarah Knafo.

Come in molte altre città, anche a Parigi l’esito dipenderà dalle alleanze tra primo e secondo turno e dalla mobilitazione degli elettori al ballottaggio. Finora la capitale si è dimostrata poco permeabile all’estrema destra, ma resta da vedere se lo stesso scenario si ripeterà nel resto del Paese.

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(con fonte AdnKronos)