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Trump cambia rotta sull’Iran: dagli attacchi annunciati al tavolo negoziale
Non bastano le incertezze quotidiane date dall’epoca in corso: il presidente Usa esterna posizioni e argomenti sempre più contrastanti. Washington passa dalla minaccia di una pesante offensiva militare alla ripresa del dialogo con Teheran. La sequenza di annunci e retromarce mette sotto pressione la credibilità americana
Donald Trump annuncia la ripresa dei negoziati con l’Iran dopo aver dichiarato di aver fermato un attacco militare contro Teheran. Il presidente americano sostiene che la decisione sia arrivata su richiesta dell’Iran e di alcuni Paesi del Medio Oriente, con l’obiettivo di raggiungere rapidamente un accordo sullo Stretto di Hormuz e sul programma nucleare iraniano. Ma sarà effettivamente così? E l’altro attore cosa ne pensa?
La nuova apertura diplomatica arriva però dopo una fase caratterizzata da dichiarazioni di forte escalation. Trump aveva infatti parlato di un possibile intervento militare con una potenza senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale, sostenendo che gli Stati Uniti fossero pronti a colpire la Repubblica Islamica dell’Iran.
Secondo quanto riferito dal presidente Usa a bordo dell’Air Force One, i negoziati inizierebbero oggi lunedì 3 agosto. Trump ha spiegato che Teheran e alcuni alleati americani nella regione, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, avrebbero chiesto di sospendere l’operazione.
“Quando gli alleati chiedono di annullare l’operazione, devi dire: vediamo”, ha dichiarato Trump, sostenendo che la richiesta sarebbe legata alla possibilità di arrivare a un’intesa.
Trump appare evidentemente troppo ondivago
La nuova fase diplomatica apre però interrogativi sulla linea adottata da Washington. Negli ultimi giorni il presidente americano ha alternato minacce di un’imponente campagna militare e aperture al dialogo, una sequenza che ha alimentato dubbi sulla stabilità della strategia statunitense nei confronti di Teheran.
Il nodo principale resta lo Stretto di Hormuz, punto centrale della crisi. Trump ha affermato che un eventuale accordo dovrebbe prevedere la riapertura completa della rotta marittima e la fine della minaccia nucleare iraniana. Ma Teheran ha sempre smentito le sue dichiarazioni.
L’annuncio della sospensione degli attacchi ha avuto effetti immediati anche sui mercati energetici. Nelle prime contrattazioni asiatiche, il prezzo del petrolio è sceso: il Brent del Mare del Nord con consegna a settembre ha registrato un calo del 4,69%, arrivando a 83,81 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate è sceso del 4,67% a 80,72 dollari.
Nel frattempo lo Stretto di Hormuz permane “impenetrabile” e del tutto completamente bloccato. L’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha riferito di un’esplosione avvenuta nelle vicinanze di una petroliera, senza segnalare vittime. L’equipaggio ha comunicato che la nave e le persone a bordo erano al sicuro.
La ripresa dei colloqui (qualora fosse vero) rappresenta quindi una nuova svolta nella crisi tra Stati Uniti e Iran, dopo una fase segnata da minacce militari, tensioni regionali e continui cambiamenti nella posizione pubblica di Washington. Ma è presto per dirlo, visto che il vento tra Iran e Usa soffia sempre in direzione contraria.
Truman Siciliano
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(Foto: adnkronos.com)

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