Primo Piano
Al governo di Israele non piace il piano Usa su Gaza: “Accordo irrealistico su disarmo Hamas”
Il governo contesta la tabella di marcia mentre Hamas chiede lo stop agli attacchi. Divisioni anche all’interno della leadership israeliana
Il piano internazionale per il disarmo di Hamas apre un nuovo fronte di tensione tra Israele, Stati Uniti e attori regionali. Mentre il Board of Peace spinge per l’attuazione della tabella di marcia sostenuta da Donald Trump, il governo israeliano ne contesta apertamente contenuti e presupposti.
Un alto portavoce dell’ufficio del primo ministro ha dichiarato che il piano “non riflette le posizioni di Israele” ed è “in diretto contrasto con la realtà attuale” nella Striscia di Gaza. La presa di distanza arriva nonostante le rassicurazioni americane secondo cui Israele sarebbe favorevole all’intesa.
Il nodo centrale riguarda il disarmo di Hamas. L’accordo prevede una cessione graduale delle armi a una nuova amministrazione palestinese, con il principio di “un’unica autorità, un’unica legge, un’unica arma”. Tuttavia, le armi resterebbero inizialmente all’interno della Striscia, una condizione ritenuta inaccettabile da Israele.
Secondo il portavoce israeliano, una soluzione credibile richiede una “smilitarizzazione autentica, verificabile e irreversibile”, con la consegna fisica degli armamenti. Qualsiasi alternativa, sostiene, lascerebbe Hamas in grado di rappresentare una minaccia.
A complicare il quadro è anche la tempistica prevista dal piano, che impone a Israele di iniziare il ritiro dalla Striscia prima del completamento del disarmo. Una sequenza che il governo israeliano considera incompatibile con la situazione sul terreno.
Le tensioni si riflettono anche sul piano politico interno. Il primo ministro Benjamin Netanyahu non ha commentato ufficialmente, mentre ministri di primo piano e funzionari anonimi hanno espresso apertamente la loro contrarietà. Più cauto il presidente Isaac Herzog, che ha parlato di “elementi positivi” nel piano, pur ribadendo la necessità del disarmo completo di Hamas.
Parallelamente, cresce la pressione dell’ala più dura del governo. I ministri Bezalel Smotrich e Orit Strock hanno chiesto di bloccare l’ingresso delle forze internazionali di stabilizzazione approvate nei giorni scorsi, definendo la tabella di marcia “pericolosa per Israele”.
Sul fronte opposto, Hamas ha legato l’attuazione dell’accordo alla cessazione delle operazioni militari israeliane. Un funzionario del gruppo ha dichiarato che i continui attacchi aerei ostacolano sia l’accordo sia i negoziati sulla sua tempistica, chiedendo l’intervento dei mediatori.
Il Board of Peace, attraverso il suo inviato Nickolay Mladenov, ha criticato i raid israeliani degli ultimi giorni, affermando che hanno causato vittime civili e distrutto infrastrutture essenziali. L’organismo internazionale sostiene di lavorare per creare le condizioni necessarie all’attuazione del piano.
Secondo le autorità di Gaza, almeno 18 persone sono morte nelle ultime 24 ore, uno dei bilanci più alti degli ultimi mesi. Dati che non distinguono tra civili e combattenti e che non sono verificati indipendentemente.
Il piano prevede un processo graduale: dall’arrivo di un comitato tecnocratico palestinese sostenuto dagli Stati Uniti, al dispiegamento di forze internazionali, fino allo smantellamento delle infrastrutture militari e dei tunnel. Tuttavia, la tempistica resta incerta.
Nel frattempo, la situazione sul terreno rimane instabile. Nonostante il cessate il fuoco in vigore dall’ottobre 2025, gli scontri non si sono mai interrotti del tutto, con attacchi sporadici e operazioni militari con raid che continuano a colpire la Striscia.
Il risultato è un quadro profondamente frammentato: Stati Uniti e Board of Peace spingono per l’accordo, Israele ne contesta le basi, Hamas pone condizioni. Più che un processo condiviso, emerge una trattativa segnata da diffidenza reciproca e versioni inconciliabili.
Truman Siciliano
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