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Kiev sotto attacco missilistico nella notte salgono a 13 i morti e 80 i feriti
La Russia colpisce la capitale ucraina poche ore dopo l’allarme di Zelensky mentre un nuovo studio del Csis fissa a 2 milioni il totale dei soldati uccisi o feriti dall’inizio del conflitto
Si aggrava drammaticamente il bilancio delle vittime del pesante attacco notturno condotto dalle forze russe sulla capitale ucraina. Nella notte tra l’1 e il 2 luglio, a poche ore di distanza dal monito del presidente Volodymyr Zelensky su un’imminente aggressione su larga scala, la città di Kiev è stata bersagliata da decine di missili da crociera e balistici, oltre che da un’ondata massiccia di droni che ha interessato diverse regioni del Paese. Il Servizio statale di emergenza ucraino ha confermato che il numero dei morti è salito a 13, mentre i feriti hanno raggiunto quota 80. I soccorritori sono attualmente impegnati tra le macerie di un edificio residenziale a più piani parzialmente crollato e in altre aree colpite della città.
L’offensiva russa ha causato gravissime distruzioni civili, danneggiando un pronto soccorso, un hotel nel centro cittadino e incendiando un secondo palazzo residenziale. Alle prime ore del mattino si registravano danni strutturali in oltre 30 quartieri dell’area metropolitana. Il capo dell’amministrazione militare di Kiev, Tymur Tkachenko, ha denunciato come l’azione abbia preso di mira deliberatamente le zone abitate, provocando un numero significativo di vittime anche tra i bambini. L’allarme per la popolazione era scattato poco dopo l’una italiana, quando il sindaco Vitali Klitschko aveva esortato i cittadini a non abbandonare i rifugi a causa delle continue esplosioni causate dai vettori balistici.
Parallelamente agli sviluppi sul campo, un’approfondita analisi pubblicata dal Center for Strategic and International Studies di Washington ha tracciato il bilancio complessivo di quasi quattro anni e mezzo di ostilità, quantificando in oltre due milioni il numero totale di soldati morti o feriti tra i due schieramenti. Lo studio del think tank statunitense evidenzia come le perdite maggiori siano state accusate dalla Federazione Russa, con circa 1,4 milioni di militari fuori combattimento dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022. Tra questi, i soldati russi rimasti uccisi sarebbero 450mila, una cifra quattro volte superiore ai caduti statunitensi nella Seconda Guerra Mondiale. Sul fronte opposto, le perdite complessive dell’Ucraina sono collocate tra le 525mila e le 625mila unità, con un numero di vittime interne stimato tra le 125mila e le 150mila unità.
I dati del Csis, basati su stime di intelligence dei governi di Stati Uniti e Regno Unito a causa del sistematico ridimensionamento ufficiale delle cifre da parte di Mosca e della riservatezza di Kiev, mettono in luce una forte sproporzione strategica. Nonostante la superiorità numerica russa al fronte sia di tre a uno, con circa 400.000 effettivi di Mosca contro 250.000 ucraini in prima linea, l’avanzata russa ha registrato progressi marginali a fronte di un costo umano altissimo. Secondo l’analisi geopolitica, il controllo territoriale della Russia ha subito una contrazione nella primavera del 2026, segnando una perdita netta di circa 400 chilometri quadrati tra aprile e maggio. Per compensare il tasso di perdite mensili, stimato tra le 30.000 e le 34.000 unità a fronte di sole 27.000 nuove reclute, Mosca ha fatto ricorso alla leva obbligatoria e all’arruolamento di detenuti, mentre l’Ucraina ha intensificato i contrattacchi in profondità contro gli impianti petroliferi russi tramite l’impiego di droni e missili Flamingo.
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(con fonte AdnKronos)

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