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Ddl sicurezza, Meloni: “Niente risarcimenti a chi delinque”. Stretta su legittima difesa
Via libera del Consiglio dei ministri alla norma che esclude i danni per chi subisce lesioni mentre commette reati gravi. Il caso Roggero al centro del dibattito, tra sentenza definitiva e ipotesi di grazia
“Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni affida ai social la linea del governo sul Ddl Sicurezza, rivendicando una misura che punta a escludere il diritto al risarcimento per chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato.
La norma, approvata dal Consiglio dei ministri sul piano civilistico, prevede che non possano chiedere danni – né direttamente né tramite i familiari – coloro che, durante la commissione di alcuni reati gravi, restano feriti per effetto della reazione della vittima. Tra i reati indicati: violenza sessuale, furto in abitazione, rapina e sequestro di persona a scopo di estorsione.
Per l’esecutivo si tratta di superare quelli che Meloni definisce “paradossi”, ribadendo che lo Stato “sta dalla parte delle persone perbene”.
Il provvedimento si inserisce nel solco del caso del gioielliere Mario Roggero, che il 28 aprile 2021 uccise a colpi di pistola due rapinatori nel suo negozio di Grinzane Cavour, ricevendo successivamente una richiesta di risarcimento da 3,3 milioni di euro da parte dei familiari degli aggressori.
Due giorni fa la Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, rendendo definitiva per Roggero la condanna a 14 anni e nove mesi. Sul piano istituzionale, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria per la possibile concessione della grazia.
Il tema è arrivato anche al Quirinale: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto il Guardasigilli per chiarire i limiti delle competenze ministeriali. La concessione della grazia, infatti, spetta esclusivamente al capo dello Stato, come previsto dalla Costituzione e ribadito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 200 del 2006.
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(con fonte AdnKronos)

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