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Escalation nel Golfo: Houthi minacciano l’Arabia Saudita, l’Iran pronto a muovere i proxy nel Mar Rosso
Il leader degli Houthi minaccia attacchi contro petrolio e aeroporti sauditi. Teheran intanto valuta la chiusura con la forza dello Stretto di Bab el-Mandeb in caso di raid Usa sulle infrastrutture energetiche iraniane
Sale la tensione in Medio Oriente e lo scenario di un allargamento del conflitto appare sempre più concreto. Gli Houthi dello Yemen alzano il livello dello scontro e minacciano direttamente l’Arabia Saudita, mentre l’Iran valuta il coinvolgimento dei propri alleati regionali in risposta a possibili attacchi degli Stati Uniti.
Il leader del movimento, Abdul Malik al-Houthi, ha dichiarato in un discorso televisivo che “tutti gli impianti petroliferi e le installazioni cruciali” saudite saranno presi di mira con missili e droni in caso di escalation. Un avvertimento esplicito a Riad, accusata di poter essere coinvolta in un’eventuale offensiva su larga scala contro lo Yemen.
Nel suo intervento, al-Houthi ha anche minacciato attacchi contro l’aeroporto della capitale saudita, evocando una risposta diretta alle operazioni che hanno colpito nei giorni scorsi lo scalo di Sana’a. “Aeroporti per aeroporti, porti per porti”, ha affermato, delineando una strategia di ritorsione simmetrica.
Parallelamente, Teheran si muove sul piano strategico. Secondo fonti citate da Reuters e rilanciate da Sky News, l’Iran avrebbe chiesto agli Houthi di prepararsi a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb nel caso in cui gli Stati Uniti colpissero le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica.
Il piano, discusso ai vertici iraniani, prevederebbe attacchi contro il traffico marittimo nel Mar Rosso, un’arteria fondamentale per il commercio globale. Secondo una fonte vicina agli Houthi, i preparativi sarebbero già stati completati, con il dispiegamento di missili e droni nelle aree vicine allo stretto.
Un’eventuale chiusura del Bab el-Mandeb avrebbe conseguenze rilevanti anche sul piano economico, mettendo a rischio una delle principali rotte energetiche mondiali dopo lo Stretto di Hormuz. Durante le recenti tensioni legate alla guerra a Gaza, gli attacchi nel Mar Rosso avevano già costretto molte compagnie a deviare le rotte attorno al Capo di Buona Speranza, con un aumento significativo dei tempi e dei costi di trasporto.
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(con fonte AdnKronos)
