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Houthi e al-Shabab, l’alleanza terroristica che preoccupa gli Usa
Il Wall Street Journal ricostruisce la collaborazione tra i miliziani yemeniti e il gruppo somalo affiliato ad al-Qaeda. Al centro il ruolo del somalo Jibril “Monco” Yahya Ali, ucciso in un raid americano a febbraio
Un’intesa tra due gruppi che per lungo tempo sono stati considerati nemici per ragioni settarie sta assumendo una dimensione sempre più preoccupante per gli Stati Uniti. Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal, i miliziani yemeniti Houthi e al-Shabab, formazione somala affiliata ad al-Qaeda, avrebbero sviluppato una collaborazione destinata ad ampliare la capacità operativa di entrambe le organizzazioni.
Da una parte ci sono gli Houthi, sostenuti militarmente e addestrati dai Pasdaran iraniani. Dall’altra al-Shabab, legato ad al-Qaeda e attivo da circa vent’anni in Somalia. A favorire il contatto tra i due gruppi sarebbe stato Jibril “Monco” Yahya Ali, somalo di 38 anni che, almeno dal 2023, avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra le due organizzazioni.
Jibril è stato ucciso lo scorso febbraio durante un raid aereo statunitense, circa due settimane prima dell’attacco americano contro l’Iran. Due fonti americane a conoscenza dell’operazione hanno confermato al Wall Street Journal che il somalo è stato eliminato nel corso dell’azione. Ma la sua morte, secondo la ricostruzione, sarebbe arrivata quando i rapporti che aveva contribuito a costruire erano ormai sufficientemente consolidati da proseguire oltre la sua attività di collegamento.
Houthi e al-Shabab erano tradizionalmente divisi anche sul piano religioso: sciiti gli yemeniti, sunniti i militanti somali. Jibril avrebbe contribuito a superare quella distanza, favorendo una cooperazione basata soprattutto su interessi comuni e sulla condivisione di capacità militari.
Il generale statunitense Dagvin Anderson, comandante delle forze americane in Africa, ha spiegato al Wall Street Journal che al-Shabab, considerata la principale e più redditizia affiliata di al-Qaeda, starebbe ottenendo accesso a equipaggiamenti e addestramento più avanzati. Parallelamente, gli Houthi starebbero ampliando la propria presenza geografica, con possibili conseguenze in una delle aree più sensibili per l’economia mondiale.
Per Anderson, il problema non può essere circoscritto al Medio Oriente o al Corno d’Africa. L’eventuale rafforzamento della cooperazione tra i due gruppi, infatti, potrebbe avere ripercussioni anche sui mercati energetici internazionali.
A unire Houthi e al-Shabab sarebbe soprattutto la presenza di avversari comuni. Abdulaahi Mohamed Ali, ex capo dell’intelligence somala, ha sottolineato al Wall Street Journal l’ostilità condivisa verso l’Occidente e Israele.
Anche una valutazione interna del Servizio antiterrorismo yemenita, visionata dal quotidiano americano, attribuisce a Jibril un ruolo centrale nel consolidamento dei rapporti tra le due organizzazioni. L’uomo avrebbe facilitato lo scambio di competenze e il coordinamento, compreso il trasferimento di armi e materiale militare.
Secondo Matt Bryden, ex funzionario delle Nazioni Unite incaricato di monitorare i flussi di armi diretti verso la Somalia, Jibril si sarebbe mosso clandestinamente tra Somalia e Yemen, mantenendo i contatti tra al-Shabab e la leadership Houthi.
La collaborazione, tuttavia, non sarebbe nata inizialmente come un’alleanza ideologica. Awes Yusuf Ahmed, consigliere per la sicurezza nazionale della Somalia, ha spiegato che i rapporti tra Houthi e al-Shabab erano in origine prevalentemente legati a interessi reciproci. Dopo la guerra tra Iran e Stati Uniti, però, sarebbero emersi nuovi elementi in grado di conferire alla cooperazione una rilevanza strategica maggiore.
Tra gli obiettivi degli Houthi ci sarebbe infine il coinvolgimento di al-Shabab nell’installazione di radar destinati a sorvegliare il traffico navale nelle acque condivise dalle due aree di operazione. Un progetto che, secondo il Wall Street Journal, rappresenterebbe uno degli aspetti più delicati della nuova collaborazione.
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(con fonte AdnKronos)
