Primo Piano
Iran, proposta agli Usa: Hormuz riapre in 48 ore se accettano le condizioni
Teheran chiede la revoca delle sanzioni, il ripristino delle esenzioni petrolifere e una riduzione della presenza militare americana nella regione
Non è la riapertura di Hormuz a precedere un’intesa, ma l’esatto contrario: nella proposta presentata da Teheran, gli Stati Uniti dovrebbero accogliere le richieste iraniane prima che il traffico marittimo possa tornare alle condizioni precedenti. Il piano prevede due passaggi concentrati in altrettanti giorni. Nel primo Washington dovrebbe adottare le misure indicate dalla Repubblica islamica; nel secondo l’Iran procederebbe alla riapertura dello stretto. Una soluzione rapida, dunque, ma vincolata a concessioni politiche ed economiche che la Casa Bianca deve ancora valutare.
A illustrare la proposta è stato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha affidato ai mediatori di Qatar e Pakistan il compito di trasmetterla agli interlocutori americani. «Ora tutto dipende da quanto Washington sarà razionale», ha dichiarato, lasciando intendere che Teheran non considera praticabile un’intesa senza l’accoglimento delle proprie condizioni. Il passaggio dai sette giorni previsti nella precedente versione del piano alle 48 ore dell’ultima proposta è stato possibile grazie al lavoro diplomatico dei Paesi coinvolti nella mediazione. Non significa, tuttavia, che il negoziato sia arrivato a un punto di svolta: manca ancora una conclusione definitiva.
Il nodo riguarda soprattutto le condizioni poste dall’Iran. Teheran pretende la revoca delle nuove sanzioni americane introdotte dopo il memorandum d’intesa raggiunto lo scorso giugno, il ripristino delle esenzioni sulle esportazioni petrolifere e il ridimensionamento della presenza militare degli Stati Uniti nella regione, fino ai livelli precedenti al conflitto. A queste richieste si aggiunge la fine delle misure che la Repubblica islamica considera un blocco navale. Soltanto dopo l’attuazione di tutti questi punti, secondo la proposta, verrebbe ripristinata la piena navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale.
La linea negoziale è sostenuta anche dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha ribadito la volontà di cercare una soluzione diplomatica con Washington. Pezeshkian ha riferito di aver ottenuto dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei maggiori margini di manovra nella gestione del dossier. I contatti indiretti restano affidati ai canali aperti da Qatar e Pakistan, mentre il governo iraniano attende di capire se dagli Stati Uniti arriverà una risposta compatibile con le condizioni presentate.
La disponibilità a trattare non cancella, però, gli avvertimenti rivolti agli americani. Araghchi ha dichiarato che Teheran è pronta a collaborare soltanto nell’ambito di una «diplomazia onesta» e ha prospettato una reazione più dura in caso di nuove pressioni militari. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha ribadito che il dialogo potrà avanzare soltanto se Washington accetterà le richieste iraniane. È una posizione che accompagna ogni apertura diplomatica con la conferma che la Repubblica islamica non intende rinunciare alle proprie condizioni.
Mentre si attende la risposta americana, Teheran mantiene anche il coordinamento con Mosca. Secondo quanto riferito dall’agenzia Irna, Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin. La conversazione ha riguardato gli sviluppi della situazione in Medio Oriente, in una fase in cui la disputa sullo Stretto di Hormuz continua a coinvolgere interessi e interlocutori che vanno ben oltre il Golfo Persico.
(con fonte AdnKronos)

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