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USA-Arabia Saudita, accordo sul nucleare civile: timori per una corsa all’atomica in Medio Oriente
Intesa trentennale con tecnologia americana: obiettivo energia, ma cresce l’allarme per possibili sviluppi militari nella regione
Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno siglato un accordo per lo sviluppo dell’energia nucleare civile nel Regno, basato su tecnologia americana. I dettagli dell’intesa restano limitati, ma l’iniziativa ha già sollevato preoccupazioni in diversi Paesi del Medio Oriente, dove si teme possa rappresentare il primo passo verso una nuova corsa all’arma atomica.
Secondo quanto riportato dal The Guardian, l’accordo – della durata di trent’anni – è pensato per rispondere al fabbisogno energetico saudita. Il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha indicato l’obiettivo di rafforzare la produzione elettrica del Paese, consentendo a Riad di destinare una quota maggiore di petrolio all’export. Il piano si inserisce nella strategia economica del principe ereditario Mohammed bin Salman.
L’intesa renderebbe le aziende americane centrali nello sviluppo delle infrastrutture nucleari saudite, limitando al contempo l’ingresso di concorrenti come Cina e Russia. Sebbene non siano state diffuse cifre ufficiali, il valore complessivo dell’accordo è stimato in decine di miliardi di dollari e rappresenta la prosecuzione di un progetto avviato durante l’amministrazione Joe Biden.
In origine, la cooperazione nucleare era legata alla prospettiva di una normalizzazione dei rapporti tra l’Arabia Saudita e Israele, scenario poi congelato dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 condotto da Hamas. L’amministrazione Donald Trump ha deciso di portare avanti l’intesa anche senza un accordo diplomatico tra i due Paesi.
Tra i punti più sensibili, la possibilità di costruire in Arabia Saudita un impianto per l’arricchimento dell’uranio, subordinata a uno studio congiunto tra Washington e Riad della durata di due anni. L’eventuale via libera finale potrebbe spettare alla futura amministrazione statunitense.
Il nodo riguarda proprio l’arricchimento: molti Paesi con centrali nucleari importano combustibile senza produrlo autonomamente, mentre questa tecnologia può, almeno teoricamente, essere utilizzata anche per ottenere materiale fissile adatto alla costruzione di armi. Secondo la Casa Bianca, tuttavia, il controllo americano sull’uranio arricchito e sul combustibile esausto garantirebbe che non venga impiegato per scopi militari.
Nonostante queste rassicurazioni, le organizzazioni per la non proliferazione nucleare avvertono da tempo che un accordo di questo tipo potrebbe incentivare lo sviluppo di capacità atomiche militari. In passato, l’Arabia Saudita ha dichiarato di poter perseguire un’arma nucleare qualora il suo rivale regionale, l’Iran, dovesse dotarsene.
Il rischio, secondo diversi osservatori, è quello di innescare una reazione a catena nel Medio Oriente, spingendo altri Paesi a sviluppare programmi analoghi. Anche Israele, da tempo considerato dotato di un programma nucleare non dichiarato, avrebbe espresso preoccupazioni per una possibile escalation.
Dubbi arrivano inoltre da esponenti democratici al Congresso americano. Tuttavia, bloccare l’accordo appare complesso: per fermarlo sarebbe necessaria una risoluzione congiunta approvata da una maggioranza qualificata dei due terzi, sufficiente a superare un eventuale veto presidenziale.
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