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Russia, elezioni della Duma: Putin cerca consenso mentre cala il voto
Tre giorni di consultazioni, anche elettroniche, con un’opposizione sempre più ridotta e un elettorato che mostra scarso interesse per le urne
Le elezioni della Duma in Russia si aprono oggi, venerdì 18 settembre, e accompagneranno il Paese fino a domenica. Tre giornate di voto che arrivano mentre la guerra in Ucraina continua a proiettare la propria ombra sulla politica interna e mentre il sistema elettorale offre spazi sempre più ristretti alle forze critiche nei confronti del Cremlino.
La scelta di distribuire le operazioni su tre giorni non è più un’eccezione. La formula, introdotta negli ultimi anni, è ormai diventata una modalità ordinaria delle consultazioni russe e si affianca al voto elettronico, disponibile in gran parte delle regioni. Sul piano politico, però, la tornata si presenta in un quadro nel quale non risultano candidati indipendenti, mentre la presenza di una competizione effettiva e di osservatori neutrali chiamati a verificare la regolarità del voto e dei sistemi elettronici viene indicata come assente.
In palio ci sono 20.700 seggi parlamentari e cariche direttive. Il rinnovo della Duma riguarda nello specifico 450 deputati: 225 vengono eletti con il sistema proporzionale e altrettanti attraverso i collegi uninominali. Contemporaneamente si vota anche per i governatori di diverse regioni e per le assemblee locali.
Il partito di Vladimir Putin, Russia Unita, arriva all’appuntamento forte di un controllo del Parlamento che dura da 23 anni. Accanto alla formazione presidenziale compaiono sulla scheda Partito Comunista, Liberaldemocratici, Russia Giusta e Nuova Gente: partiti formalmente alternativi, ma che sulle questioni considerate più importanti finiscono regolarmente per sostenere le posizioni del Cremlino.
Putin ha scelto di intervenire direttamente nel dibattito sulla partecipazione con un messaggio trasmesso dalle televisioni di Stato. L’appello è rivolto soprattutto a un elettorato percepito come apatico e fa leva sul sentimento patriottico e sulla necessità di sostenere e legittimare le operazioni militari in Ucraina. Alcuni esperti ritengono inoltre che il richiamo alla coesione nazionale possa anticipare un nuovo provvedimento di mobilitazione militare.
Le operazioni elettorali si estendono anche ai territori occupati dell’Ucraina che Mosca considera annessi: Donbass, Kherson e Zaporizhzhia.
È proprio la guerra a rappresentare uno degli elementi che distinguono questa consultazione dalle precedenti. Si tratta infatti della prima elezione della Duma dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022. Nel frattempo il conflitto è diventato una presenza sempre più concreta nella quotidianità russa. Durante l’estate, sciami di droni ucraini hanno raggiunto raffinerie petrolifere, fabbriche e centri logistici in diverse zone della Federazione, mentre i sondaggi hanno registrato una crescita dell’ansia per l’andamento dei combattimenti e per gli sviluppi futuri.
La mobilitazione invocata dalle opposizioni all’estero e da Yabloko, unico partito apertamente contrario alla guerra ancora attivo in patria, non sembra però aver prodotto un grande effetto. L’invito rivolto agli elettori è quello di recarsi ai seggi e invalidare la scheda come forma di protesta.
Le rilevazioni del centro di ricerca indipendente Levada restituiscono infatti un quadro di forte disaffezione. Solo il 28% dei cittadini dichiarava l’intenzione di partecipare al voto, mentre il 66% non conosceva nemmeno le date della consultazione.
Fra coloro che avevano deciso di non votare, il 41% considerava la propria scelta irrilevante rispetto all’esito finale. Per il 24%, invece, a pesare era soprattutto l’assenza di garanzie democratiche.
Il distacco dalla competizione elettorale è apparso evidente anche durante la campagna. A Ryazan, la televisione pubblica Rossiya 1 ha dovuto cancellare i dibattiti per due giorni consecutivi perché nessun candidato si è presentato in studio.
A restringere ulteriormente il campo è arrivata l’esclusione di Yabloko dal voto di lista. La formazione è stata estromessa dalla competizione nazionale in seguito a un pronunciamento della Corte Suprema, mentre la selezione dei candidati nei collegi uninominali ha prodotto altre esclusioni.
Sono 36 gli esponenti critici rimasti fuori dalla corsa. Secondo il portale indipendente Vyorstka, 17 candidature sono state respinte per precedenti citazioni di Aleksei Navalny contenute nei materiali pubblicati online. Altri sette politici sono stati incriminati per avere condiviso collegamenti a piattaforme social vietate dal regime.
Il restringimento dell’offerta politica viene ricondotto a un processo iniziato da anni. La politologa Ekaterina Schulmann ha osservato come il numero dei partiti riconosciuti sia passato da 75 a 17 nell’arco dell’ultimo decennio. Per le formazioni prive di rappresentanza nel Parlamento uscente è stato inoltre reintrodotto l’obbligo di raccogliere 200mila firme.
Anche sul fronte delle candidature il dato segna una contrazione: dal 2022 a oggi la presentazione delle candidature è diminuita del 20%.
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(con fonte AdnKronos)

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