Salute
Carenza di sangue, ospedali in allerta: “Senza sangue non si opera”
La direttrice del Centro nazionale sangue Luciana Teofili: “Ad agosto qualche carenza”. E sul plasma: l’Italia non è ancora autosufficiente
L’estate lascia in eredità una nuova emergenza per il sistema trasfusionale italiano. Con il rientro dalle vacanze, diversi centri hanno rilanciato l’appello ai donatori dopo il calo delle raccolte provocato dalle partenze e dalle alte temperature. A Roma sono la Croce Rossa Italiana, il Policlinico Umberto I e il Policlinico Gemelli a richiamare l’attenzione sulla necessità di tornare a donare.
«Siamo in emergenza sangue come ogni anno, la temuta carenza di sangue negli ospedali durante il periodo estivo si sta verificando», ha scritto la Croce Rossa Italiana di Roma Capitale. Una situazione che, avverte l’organizzazione, può tradursi nel rinvio di interventi chirurgici programmati e mettere sotto pressione la disponibilità necessaria per le trasfusioni urgenti.
Anche il Policlinico Umberto I ha rivolto un appello alla popolazione: con il caldo e le partenze le donazioni diminuiscono, mentre «interventi, terapie ed emergenze continuano tutto l’anno».
Adnkronos e Avis, raccolta straordinaria a Roma
Per contribuire a rafforzare le scorte, l’Adnkronos ha organizzato insieme all’Avis Roma una giornata straordinaria di raccolta. L’appuntamento è per giovedì 10 settembre, dalle 8.30, in Piazza Mastai, nel cuore di Trastevere, dove i romani potranno donare il sangue.
La situazione dopo i mesi estivi è ancora in fase di valutazione. «È un po’ presto per fare il bilancio», ha spiegato all’Adnkronos Salute Luciana Teofili, direttrice del Centro nazionale sangue. Ad agosto, ha riferito, si sono registrate alcune carenze che sono state affrontate attraverso la compensazione tra Regioni.
Diverse amministrazioni regionali hanno chiesto supporto, mentre altre hanno messo a disposizione le proprie scorte. «La compensazione ha funzionato, mi sentirei di dire all’80%, e vediamo se diventerà il 100%», ha spiegato Teofili, sottolineando che saranno i dati definitivi a consentire una valutazione completa.
Il messaggio, però, resta netto: «Dalle liste d’attesa all’attività chirurgica, senza sangue non si opera». Per la direttrice del Centro nazionale sangue è quindi necessario aumentare la consapevolezza sul ruolo della donazione e sul suo impatto sull’attività del Servizio sanitario nazionale.
Un sistema che conta 1,66 milioni di donatori
Il sistema italiano si basa sulla donazione volontaria e non remunerata. Nel 2025 i donatori erano circa 1,66 milioni, dei quali 1,41 milioni periodici e circa 250mila alla prima donazione. Complessivamente, le donazioni sono state circa 3 milioni, con un’incidenza di circa 7,5 ogni cento abitanti.
A coordinare il sistema è il Centro nazionale sangue, che ha anche il compito di gestire gli squilibri tra domanda e disponibilità. Le compensazioni possono essere programmate in anticipo oppure attivate quando una Regione che normalmente riesce a soddisfare il proprio fabbisogno si trova temporaneamente in difficoltà.
È il caso, in particolare, della Sardegna, che presenta un fabbisogno strutturalmente elevato anche per la presenza di molti pazienti talassemici. Per questo riceve regolarmente sangue da altre Regioni attraverso le cosiddette compensazioni programmate.
Nord in prima linea nella raccolta
Tra le Regioni che maggiormente contribuiscono alla raccolta ci sono quelle del Nord. Teofili cita in particolare Veneto, province autonome, Piemonte, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, che hanno garantito disponibilità anche per sostenere le aree che ne hanno maggiore necessità.
La Sardegna, ha spiegato la direttrice, non ha soltanto un fabbisogno legato alla talassemia. Le necessità aumentano anche in relazione ad attività particolarmente complesse, come i trapianti: quando un paziente talassemico viene sottoposto a trapianto, infatti, il consumo di sangue cresce durante quella fase.
La seconda emergenza è il plasma
Accanto alla raccolta di sangue, c’è poi la questione del plasma. È uno degli aspetti sui quali il sistema italiano deve ancora migliorare, perché il Paese non è autosufficiente nella produzione di plasmaderivati.
Negli ultimi anni la donazione di plasma è progressivamente aumentata e anche nel 2025 è stato registrato un incremento. È cresciuta inoltre la donazione in aferesi, che permette di raccogliere esclusivamente plasma oppure plasma e piastrine, ottenendo quantità maggiori di plasma rispetto alla donazione tradizionale.
Da queste donazioni dipende la produzione di farmaci plasmaderivati utilizzati anche per terapie indispensabili. Teofili cita le immunoglobuline, fondamentali per alcune categorie di pazienti, comprese le persone con immunodeficienze primitive, e i fattori della coagulazione. Anche interventi complessi, come la cardiochirurgia e la chirurgia addominale maggiore, possono richiedere farmaci derivati dal plasma, tra cui concentrati protrombinici e fibrinogeno.
Per la direttrice del Centro nazionale sangue, è quindi necessario che il Paese sviluppi una maggiore consapevolezza sul tema: i plasmaderivati non riguardano infatti soltanto una fascia ristretta di pazienti, ma sono ormai entrati nell’uso sanitario quotidiano.
Il nodo dei giovani
Un altro problema riguarda l’età dei donatori. La fascia più numerosa è quella compresa tra 46 e 55 anni, mentre quella tra 18 e 25 anni è la meno rappresentata e tende ulteriormente a ridursi.
Per Teofili non basta quindi una campagna informativa rivolta ai maggiorenni. Serve una vera cultura della donazione, da costruire molto prima. La direttrice propone di affrontare questi temi già nelle scuole, parlando ai bambini non soltanto della donazione di sangue e plasma, ma anche di quella degli organi.
L’obiettivo è fare in modo che, una volta raggiunti i 18 anni, la donazione non venga percepita come qualcosa di estraneo, ma come una pratica normale nella vita della comunità. «Deve essere la quotidianità», ha spiegato Teofili, e non qualcosa associato soltanto a un gesto eccezionale o eroico.
“A Roma forte carenza di sangue”
Sulla situazione nella Capitale è intervenuto anche Daniele Fortuna, presidente dell’Avis Comunale di Roma. Secondo Fortuna, quest’estate si è verificata a Roma una carenza di sangue «anomala», forse legata anche alle temperature particolarmente elevate.
In un periodo già tradizionalmente difficile per le donazioni, ha spiegato, il rischio è quello di perdere autonomia nella disponibilità delle sacche. Per questo la raccolta straordinaria organizzata il 10 settembre può contribuire al ripristino delle scorte.
Fortuna ha inoltre sottolineato il ruolo delle iniziative organizzate sul territorio, dalle giornate di raccolta promosse con le aziende fino a quelle realizzate nelle parrocchie, considerate strumenti per rafforzare in modo continuativo la partecipazione alla donazione.
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(con fonte AdnKronos)
