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Russia, allarme per una nuova mobilitazione: nel mirino anche l’Europa
Il Cremlino potrebbe aumentare il reclutamento senza ricorrere a un nuovo richiamo di massa. Tusk teme anche possibili attacchi russi ai Paesi che sostengono l’Ucraina
Vladimir Putin potrebbe prepararsi a intensificare la guerra contro l’Ucraina e, parallelamente, ad aumentare le azioni ibride contro i Paesi europei che sostengono Kiev. È l’allarme rilanciato dal quotidiano britannico The Telegraph, che cita fonti dell’intelligence occidentale secondo cui il Cremlino starebbe creando le condizioni per una nuova mobilitazione russa.
L’obiettivo sarebbe quello di rafforzare forze armate sottoposte a un pesante logoramento dopo oltre quattro anni e mezzo di guerra. La Russia, secondo le valutazioni riportate dal giornale, perde migliaia di uomini ogni mese tra morti e feriti. Una situazione che rende necessario continuare a integrare i ranghi.
Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, ha descritto con particolare durezza le condizioni in alcuni settori del fronte: per i soldati russi appena arrivati, ha riferito, l’aspettativa di vita può ridursi a 20-30 minuti.
Il piano dopo le elezioni
Lo scenario ipotizzato dal Telegraph è quello di una sorta di “mobilitazione invisibile”, che potrebbe prendere forma dopo le elezioni di questo fine settimana. Migliaia di russi potrebbero essere arruolati attraverso un rafforzamento delle procedure di reclutamento su base contrattuale, evitando necessariamente un nuovo provvedimento di mobilitazione generale come quello annunciato nel 2022.
Una fonte dell’intelligence occidentale citata dal quotidiano britannico parla di “preparativi amministrativi” che consentirebbero di procedere con un eventuale richiamo qualora Putin decidesse di ordinarlo. Tra le persone interessate dalle procedure ci sarebbero anche individui in attesa di processo, persone con debiti e studenti alle prese con difficoltà nel proprio percorso universitario.
La stessa fonte, tuttavia, precisa che una mobilitazione generale non viene considerata lo scenario più probabile. Un provvedimento di questo tipo avrebbe infatti un costo politico elevato e potrebbe provocare ulteriori difficoltà all’economia russa.
A sostegno delle valutazioni dell’intelligence vengono citati anche documenti russi che mostrerebbero attività nei centri di reclutamento. Secondo le fonti, inoltre, alcuni cittadini starebbero trasferendo denaro e beni all’estero nel tentativo di evitare la coscrizione.
L’ipotesi di 300mila nuovi uomini
Se Putin decidesse di ordinare una mobilitazione, il rafforzamento delle forze potrebbe avere un obiettivo che va oltre il conflitto in Ucraina. Secondo le fonti citate dal Telegraph, Mosca potrebbe utilizzare i nuovi contingenti anche per creare una maggiore presenza militare lungo il confine occidentale della Russia con la Nato.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva già riferito che le valutazioni dell’intelligence di Kiev indicavano la possibilità che Mosca potesse richiamare altri 300mila uomini.
Sul numero, però, emergono dubbi anche tra i funzionari citati dal quotidiano britannico. Sarebbe infatti difficile per la Russia utilizzare immediatamente una forza di quelle dimensioni, dal momento che le forze armate non disporrebbero dell’equipaggiamento necessario per dotare un numero così elevato di nuove reclute.
La stessa fonte occidentale definisce una mobilitazione di questo tipo “politicamente molto rischiosa” per Putin e potenzialmente “altamente destabilizzante” per un’economia russa già sotto pressione.
L’allarme per la guerra ibrida
Parallelamente alla questione del reclutamento, cresce in Europa la preoccupazione per una possibile intensificazione della guerra ibrida attribuita al Cremlino.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha reagito ordinando un piano per proteggere le infrastrutture critiche e le industrie della difesa del Paese da possibili sabotaggi.
Il premier polacco Donald Tusk ha invece lanciato l’allarme sulla possibilità che la Russia stia pianificando attacchi missilistici contro i Paesi che sostengono l’Ucraina. Secondo Tusk, Mosca potrebbe successivamente presentare eventuali episodi come “incidenti”, con l’obiettivo di mettere alla prova la risposta dell’Alleanza Atlantica.
Nei giorni scorsi la Polonia aveva fatto decollare i propri caccia durante un massiccio attacco russo contro l’Ucraina occidentale. Nella stessa occasione erano stati temporaneamente chiusi gli aeroporti di Rzeszow e Lublino.
Il 14 settembre, inoltre, un caccia italiano impegnato nella missione Nato in Lituania aveva abbattuto un drone entrato nello spazio aereo lituano.
Il possibile ridimensionamento degli Usa in Europa
L’allerta arriva a poche settimane dalle rassicurazioni fornite da Donald Trump dopo l’ultimo colloquio con Putin. Il presidente americano aveva affermato: “Non attaccherà nessun Paese Nato”.
Nel frattempo, però, sul tavolo ci sono anche le discussioni sul futuro della presenza militare americana in Europa. Secondo il materiale riportato dal Telegraph, al Pentagono sarebbe allo studio una possibile riduzione delle forze statunitensi presenti nel continente.
Le indiscrezioni parlano del ritiro di una quota compresa tra 25mila e 40mila militari, oltre a una riduzione della presenza di aerei militari, navi e armamenti. Se il piano venisse effettivamente attuato, sarebbe la riduzione più significativa della presenza americana in Europa dai tempi della fine della Guerra Fredda negli anni Novanta. Attualmente gli Stati Uniti mantengono nel continente circa 80mila militari.
Le indiscrezioni sono state però smentite da Matthew Whitaker, rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la Nato. Parlando ai vertici militari riuniti a un summit sulla difesa a Praga, ha dichiarato: “Posso dirvi che non credo che sia accurato”.
Putin accusa l’Europa e Kiev
Putin, dal canto suo, ha respinto l’idea che la Russia abbia intenzioni aggressive nei confronti dell’Europa. Il presidente russo ha accusato i leader dell’Europa occidentale di parlare della possibilità di una guerra contro Mosca nel tentativo di “salvare i loro indici di gradimento in calo” e di nascondere, a suo dire, gli errori commessi nelle politiche economiche e sociali.
“Siamo pronti a cooperare e a ristabilire le relazioni con i suoi vicini europei”, ha affermato il leader del Cremlino. Putin ha sostenuto inoltre che i cittadini europei avrebbero espresso attraverso il voto la propria contrarietà a una guerra con la Russia, mentre i governi continuerebbero ad aggravare la situazione.
“Invece di fermarsi e ascoltare i propri cittadini, che hanno chiarito alle elezioni di non volere alcuna guerra con la Russia, i leader europei continuano ad aggravare la situazione”, ha dichiarato Putin, secondo quanto riportato dalla Ria Novosti.
Le dichiarazioni sono arrivate durante una riunione della Commissione militare-industriale. Il presidente russo ha sostenuto che le minacce esterne contro Mosca siano aumentate con l’espansione della Nato.
“Come sappiamo, queste minacce esterne non stanno diminuendo. La Nato sta crescendo, espandendosi e sta già entrando in altre regioni del mondo. Alcuni leader europei dichiarano apertamente di prepararsi alla guerra con la Russia”, ha affermato Putin, citato dalla Tass.
Il presidente russo ha quindi attaccato direttamente le autorità ucraine, accusandole di avere “usurpato” il potere e definendo il governo di Kiev un “regime corrotto”. Putin ha contestato anche il fatto che in Ucraina non vengano organizzate elezioni e ha accusato le autorità ucraine di cercare di interferire nel voto russo, in programma fino a domenica.
Sul fronte dei negoziati, il leader del Cremlino ha accusato Kiev di ostacolare la ripresa del dialogo e ha sostenuto che il governo ucraino sia ormai diventato una dittatura impegnata, a suo dire, a impedire qualsiasi percorso verso la pace.
Putin ha infine accusato i Paesi europei di utilizzare la guerra in Ucraina per alimentare ulteriormente il conflitto e ha affermato che “gli ucraini vengono usati come carne da cannone”.
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(con fonte AdnKronos)
