Scritte in lingua slava sul monumento. Digos al lavoro per identificare le responsabilità. Condanna unanime dal mondo politico
A pochi giorni dal Giorno del Ricordo, il monumento della foiba di Basovizza è stato vandalizzato con scritte in lingua slava, tra cui una che recita “Trieste è un pozzo”. Le forze dell’ordine sono immediatamente intervenute per rimuovere le scritte, mentre la Digos della questura di Trieste ha avviato le indagini per risalire ai responsabili del gesto.
L’atto vandalico ha suscitato una dura condanna da parte delle istituzioni. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha definito l’accaduto “grave e intollerabile”, sottolineando come rappresentano “un oltreraggio alla memoria storica del nostro Paese e alle vittime delle foibe”.
Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che su X ha parlato di un gesto “vile”, capace solo di “minare il dialogo fra popoli che vogliono guardare verso un futuro di pace”.
Dura anche la reazione di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha ricordato come deturpare il monumento significativo “offendere la memoria di migliaia di uomini, donne e bambini perseguitati e uccisi in nome della follia comunista”. Bignami ha inoltre espresso preoccupazione per il clima di tensione che spesso accompagna la commemorazione del 10 febbraio.
Le indagini proseguono per individuare gli autori del raid vandalico, mentre il monumento è stato ripulito dalle scritte.
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