Primo Piano
Gaza, 8 Paesi condannano Israele: “Il rifiuto del piano di Trump minaccia la pace”
Egitto, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, insieme a Turchia, Pakistan e Indonesia, accusano Israele di ostacolare l’attuazione del piano americano per Gaza e chiedono agli Stati Uniti di intervenire per garantirne il rispetto
Sono otto i Paesi che hanno condannato il rifiuto di Israele del piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per Gaza, accusando il governo israeliano di mettere a rischio gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra.
In una dichiarazione congiunta diffusa oggi domenica 16 agosto 2026, Egitto, Giordania, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Pakistan e Indonesia hanno affermato che la posizione assunta da Israele rischia di compromettere il percorso delineato dal piano americano.
“I ministri” dei Paesi firmatari sostengono che Israele sia responsabile dell’ostacolo agli sforzi per la pace a Gaza e nei territori palestinesi.
“Queste posizioni equivalgono a un ripudio diretto del Piano globale, ne compromettono l’attuazione e minano in modo fondamentale gli sforzi collettivi intrapresi per raggiungere una pace giusta e duratura”, si legge nella dichiarazione.
L’accusa a Israele
Il rifiuto del piano da parte di Israele, annunciato la scorsa settimana dal primo ministro Benjamin Netanyahu, viene considerato dagli otto Paesi una minaccia diretta agli sforzi messi in campo da Trump per porre fine al conflitto nella Striscia.
La decisione israeliana, si legge nella dichiarazione, “minaccia direttamente di vanificare gli ingenti sforzi profusi dal Presidente degli Stati Uniti Trump per porre fine alla guerra a Gaza e creare le condizioni per una pace duratura”.
I governi firmatari chiedono quindi un coinvolgimento ancora più deciso di Washington affinché Israele rispetti gli impegni previsti dal piano e dalla relativa tabella di marcia.
La richiesta agli Stati Uniti
I ministri sollecitano “un impegno costante e attivo da parte degli Stati Uniti per garantire e far rispettare pienamente da parte di Israele gli impegni e gli accordi previsti dal Piano globale e dalla sua tabella di marcia, e per prevenire ulteriori ostacoli alla loro attuazione”.
L’appello arriva mentre resta aperto il confronto sull’attuazione del piano e sulle condizioni necessarie per arrivare alla fine della guerra a Gaza.
Secondo la dichiarazione, Israele si assume “la piena e diretta responsabilità di tutte le conseguenze derivanti dal suo continuo rifiuto, ostruzione, ritardo o inadempienza”.
Tra le conseguenze indicate dai Paesi figurano anche “qualsiasi conseguente deterioramento della situazione sul terreno e interruzione della fine della guerra a Gaza”.
L’appello al Consiglio di pace
I ministri chiedono inoltre al Consiglio di pace, con il sostegno e l’impegno attivo degli Stati Uniti, di adottare “misure immediate e concrete” nell’ambito del proprio mandato.
L’obiettivo, si legge nella dichiarazione, è salvaguardare l’integrità del Piano globale e impedire che qualsiasi parte possa ostacolarne l’attuazione.
La presa di posizione riunisce dunque cinque Paesi arabi — Egitto, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — e tre Paesi non arabi a maggioranza musulmana, Turchia, Pakistan e Indonesia, in una pressione diplomatica comune sul governo israeliano affinché il piano sostenuto da Trump possa proseguire.
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(con fonte AdnKronos)

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