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Trump e la sparata di Ferragosto: «Stretto di Hormuz diventerà presto territorio americano».
Il presidente americano annuncia che Washington potrebbe proclamare presto lo Stretto territorio degli Stati Uniti: «È già così, essenzialmente». Intanto la Casa Bianca rivede le priorità sulla crisi iraniana e il Pakistan tenta di mediare sulla tregua
Donald Trump vuole prendersi lo Stretto di Hormuz. È l’ultima, clamorosa dichiarazione del presidente americano nel giorno di Ferragosto, mentre la crisi con l’Iran resta senza una soluzione e Washington prepara nuove misure economiche contro Teheran.
Durante un comizio a New York, Trump ha dichiarato che “a breve” proclamerà lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti, sostenendo che, in sostanza, sarebbe già così. Il motivo, secondo il presidente americano, è il blocco navale imposto all’Iran: “Nessuna nave passa senza che noi lo vogliamo”, ha affermato.
Trump ha poi annunciato a Fox News che gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “duramente sul piano economico”, anticipando nuove misure contro Teheran. Provvedimenti che, secondo il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, saranno “mai viste prima” e dovrebbero scattare già dalla prossima settimana.
La risposta dell’Iran a Trump
«Lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, una portaerei o un discorso». Così il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha replicato alle parole di Donald Trump, che ha minacciato di dichiarare lo Stretto territorio americano.
«L’Iran non teme le minacce né si inchina di fronte a dimostrazioni di forza», ha aggiunto Gharibabadi. «Lo Stretto di Hormuz era iraniano, è iraniano e continuerà a essere iraniano».
Il viceministro ha quindi ribadito la posizione di Teheran sulla navigazione: «Lo Stretto si chiuderà e si aprirà solo su ordine dell’Iran». E ha concluso: «Finché non accetterete la realtà della vostra sconfitta e continuerete a tessere illusioni, l’Iran proseguirà nell’imporre il blocco».
Trump: «In Iran non c’è nessuno con cui negoziare»
Nel suo intervento, Trump ha affrontato anche il problema dei negoziati con Teheran. Secondo il presidente americano, uno dei problemi dell’Iran è che “non c’è nessuno con cui negoziare”.
“È un problema”, ha ribadito Trump, sostenendo che l’Iran sarebbe “l’unico Paese al mondo in cui nessuno vuole fare il presidente”.
Il tycoon ha inoltre difeso l’aumento dei prezzi della benzina negli Stati Uniti, definendolo “piccolo” e sostenendo che sia giustificato dalla necessità di impedire che l’Iran possa dotarsi di un’arma nucleare.
“Stiamo facendo un grande servizio al mondo, non solo a noi stessi”, ha affermato Trump, rivendicando la linea dura contro Teheran come una scelta strategica e morale.
Vance cambia la gerarchia delle priorità, la Casa Bianca corregge
Proprio sul rapporto tra crisi iraniana, prezzo dell’energia e minaccia nucleare è però arrivata una significativa presa di posizione di JD Vance.
Intervenendo a Fox News, il vicepresidente americano ha indicato per la prima volta una diversa gerarchia nella strategia dell’amministrazione Trump. “Il primo obiettivo”, ha spiegato Vance, è mantenere bassi i prezzi della benzina e del petrolio; “il secondo” è impedire che l’Iran ottenga un’arma nucleare.
La Casa Bianca ha immediatamente corretto il tiro. La portavoce Karoline Leavitt ha precisato che per Trump i due obiettivi hanno “uguale importanza”.
Il cambio di enfasi arriva dopo mesi nei quali il presidente americano aveva indicato la minaccia nucleare iraniana come priorità assoluta, anche a costo di non tenere conto delle conseguenze economiche per gli americani.
A maggio, infatti, Trump aveva dichiarato di non considerare “nemmeno un po’” la situazione finanziaria dei cittadini nei negoziati con Teheran: “L’unica cosa che conta è che l’Iran non possa avere un’arma nucleare”, aveva affermato.
Iran e Usa ancora divisi su Hormuz
Intanto, Stati Uniti e Iran restano distanti sulla questione dello Stretto di Hormuz, mentre il Pakistan continua a tentare una mediazione.
Sul tavolo restano tre questioni fondamentali. Washington vuole che sia Teheran ad annunciare per prima la riapertura dello Stretto, prima di procedere alla revoca del blocco navale. L’Iran chiede invece la revoca delle sanzioni americane e un cessate il fuoco permanente.
Nei giorni scorsi fonti pakistane avevano riferito che Stati Uniti e Iran avrebbero “concordato” di prorogare il cessate il fuoco di 60 giorni, la cui scadenza è fissata al 17 agosto.
Restano però da stabilire la durata effettiva della proroga e le relative modalità. E soprattutto, da Teheran è arrivata una smentita: “Nessuna discussione sulla proroga, gli Usa hanno violato il memorandum”, sostengono fonti iraniane.
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(con fonte AdnKronos)

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