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Caso Garlasco, Nordio: «Stasi condannato con stesse prove con cui è stato assolto due volte»
Il Guardasigilli definisce «contraddittorio» il sistema processuale penale italiano e torna sul tema dei processi mediatici, invocando limiti ai commenti pubblici
Il caso Garlasco riaccende le critiche di Carlo Nordio al sistema processuale penale italiano. Il ministro della Giustizia, intervenuto alla Festa dell’ottimismo organizzata dal quotidiano Il Foglio a Firenze, ha definito il sistema «obsoleto», «contraddittorio» e, per alcuni aspetti, «irragionevole», tornando sulla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi e sul ruolo dei processi mediatici.
Nordio ha premesso di non voler entrare nel merito dei procedimenti giudiziari, né di quelli in corso né di quelli conclusi. «È quasi banale dire che il ministro della Giustizia non può, non deve, né vuole pronunciarsi sui processi in corso e nemmeno su quelli passati», ha dichiarato. Ha però utilizzato la vicenda per ribadire la necessità, a suo giudizio, di riformare un sistema che il governo avrebbe cercato di cambiare, senza riuscirci «per via di quanto accaduto con il referendum».
Nordio sulla condanna di Stasi: «Un sistema demenziale»
Il ministro ha richiamato il principio secondo cui una condanna può essere pronunciata soltanto «al di là di ogni ragionevole dubbio», soffermandosi sul percorso giudiziario di Alberto Stasi.
«Stasi è stato assolto una volta, poi assolto una seconda volta, poi alla fine, senza rifare il processo ex novo, è stato condannato sulla base di quelle stesse prove per le quali era stato assolto ben due volte», ha affermato Nordio, arrivando a definire «demenziale» il sistema.
Le sue parole si inseriscono nel dibattito sul caso Garlasco, tornato al centro dell’attenzione pubblica per gli sviluppi investigativi e per le discussioni sulla responsabilità nell’omicidio di Chiara Poggi.
Processi mediatici, Nordio: La libertà di stampa è sacra, ma esposizione su alcuni casi è esagerata
Nel suo intervento il Guardasigilli ha affrontato anche il rapporto tra informazione e giustizia, distinguendo la libertà di stampa dalla discussione pubblica sui procedimenti giudiziari.
«La libertà di stampa è sacra e inviolabile», ha dichiarato. Secondo Nordio, tuttavia, anche in questo ambito dovrebbe esserci un limite ai commenti di giornalisti, mezzi di comunicazione e utenti dei social sui processi.
Il ministro ha citato il modello anglosassone e l’istituto del contempt of court, espressione che indica il disprezzo della Corte e che, in alcuni ordinamenti, può comportare conseguenze penali per condotte ritenute lesive dell’autorità giudiziaria.
«Qui in Italia il fatto che si facciano processi mediatici e si parli di assoluzioni e condanne prima ancora che si pronunci il giudice è un’altra anomalia», ha osservato. Nordio ha ricondotto il fenomeno anche alla durata dei procedimenti e alle contraddizioni del sistema: tempi così lunghi, secondo il ministro, rendono difficile che il dibattito pubblico si fermi in attesa di una sentenza definitiva.
Tribunale islamico a Padova, il ministro: «La legge italiana non è negoziabile»
Nordio è intervenuto anche sulla vicenda relativa al tribunale islamico a Padova, precisando di aver appreso dell’apertura di un’indagine da parte della magistratura locale.
«È un argomento molto delicato», ha detto, aggiungendo di avere «la massima fiducia nella magistratura di Padova e su come risolverà il caso».
Il ministro ha quindi ribadito un principio che considera inderogabile: «La legge italiana è un principio non negoziabile, non può esistere un’alternativa civile e penale all’ordinamento italiano».
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(con fonte AdnKronos)
