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Iran-Usa, la tensione sale verso le midterm: nel mirino Pickaxe Mountain
Trump minaccia nuovi attacchi in Iran: «Bastano 10 minuti». Rezaei minaccia gli Usa: «Spezzeremo le corna dell’America». Teheran designa MI6, Royal Navy e Royal Air Force come organizzazioni ostili o terroristiche
Una nuova guerra potrebbe durare più a lungo della precedente e gli Stati Uniti non sarebbero in grado di stabilirne l’esito. È l’avvertimento arrivato da Teheran mentre Donald Trump torna a parlare della possibilità di colpire l’Iran e lascia intendere che l’opzione militare resti sul tavolo. La diplomazia, affidata anche alla mediazione di Qatar e Pakistan, non ha ancora prodotto la ripresa dei negoziati diretti tra i due Paesi. E il calendario politico americano, con le elezioni di metà mandato del 3 novembre, alimenta le ipotesi di una possibile svolta dopo il voto.
A formulare la previsione sulla durata di un eventuale nuovo conflitto è Mohammad Akraminia, portavoce dell’Esercito iraniano. Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato, il presidente americano non avrebbe la possibilità di dettare i tempi o le condizioni della conclusione delle ostilità. «Un eventuale futuro conflitto potrebbe durare più a lungo di quello precedente e il presidente americano non sarebbe nella posizione di dettare i tempi o le condizioni della sua conclusione», ha dichiarato.
Ancora più esplicito il messaggio di Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. «Se non puniamo Trump e gli Stati Uniti, domani altri Paesi penseranno che attaccare l’Iran non comporti conseguenze», ha affermato durante un’intervista a un’emittente locale. La minaccia è accompagnata da parole che non lasciano spazio a interpretazioni: «Se scoppiasse una guerra, la nostra risposta sarebbe decisiva». Rezaei ha poi evocato la possibilità di colpire duramente gli Stati Uniti, dichiarando che Teheran intende «spezzare le corna dell’America» e privarla della capacità di difendersi. In caso di un nuovo errore del nemico, ha aggiunto, l’Iran risponderebbe con «colpi devastanti» e una difesa motivo di orgoglio nazionale.
Nel corso della stessa intervista, il dirigente iraniano ha riferito dei contatti con i rappresentanti di alcuni Paesi della regione. Durante i recenti incontri con funzionari iraniani, secondo il suo racconto, sarebbero stati discussi possibili accordi futuri e sarebbero emerse posizioni ferme contro Israele. Rezaei ha citato in particolare Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, sostenendo che i loro funzionari avrebbero avvertito esplicitamente del rischio che Israele estenda la propria aggressione ad altri Paesi musulmani.
Da Washington, intanto, Trump continua a mantenere una posizione ambigua. Alla domanda sulla possibilità di nuovi attacchi americani ha risposto: «Se avessi intenzione di farlo, ve lo direi?». Il presidente sostiene che Teheran voglia arrivare a un’intesa, ma non nasconde la propria diffidenza: «Le trattative stanno andando bene, ma non sono molto affidabili. Fanno un accordo e poi si tirano indietro».
Il passaggio più concreto riguarda i possibili obiettivi militari. Parlando con i giornalisti nella sua residenza in Florida, Trump ha affermato che il programma nucleare iraniano è stato messo fuori uso, ma che resterebbero ancora uno o due siti sui quali intervenire. «Possiamo farlo in 10 minuti», ha dichiarato, citando espressamente Pickaxe Mountain, il presunto complesso nucleare sotterraneo iraniano: «Bisogna occuparsi di quello. Possiamo fare tutto molto rapidamente». Ha comunque precisato che gli Stati Uniti non hanno fretta di riprendere le operazioni, sostenendo che gran parte delle capacità militari e del programma nucleare della Repubblica islamica siano già state distrutte.
Le parole del presidente sono arrivate dopo il colloquio telefonico che, secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe avuto ieri mattina con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Da giorni circolano indiscrezioni su una possibile ripresa degli attacchi dopo le elezioni di metà mandato, ma la Casa Bianca non ha annunciato alcuna decisione in questa direzione.
A chiarire la posizione dell’amministrazione è intervenuto il segretario di Stato Marco Rubio, parlando con i giornalisti a margine del G20 di Atlanta. «Il presidente non ha preso alcuna decisione», ha assicurato, spiegando che Trump preferisce una soluzione diversa dall’intervento militare. Se avesse voluto agire con la forza, ha sostenuto Rubio, lo avrebbe fatto già «settimane o addirittura mesi fa». La preferenza americana resta dunque quella di risolvere la crisi per via pacifica, ma senza rinunciare alla possibilità di un’operazione: «Se abbiamo bisogno di fare una nuova operazione militare avremmo la capacità di farlo».
Il segretario di Stato ha inoltre contestato la posizione iraniana sulle infrastrutture energetiche della regione. Secondo Rubio, il regime di Teheran starebbe sostenendo che, se non otterrà ciò che vuole, distruggerà le infrastrutture energetiche dell’intera area. «Non è un comportamento normale», ha commentato, prima di ribadire che gli Stati Uniti dispongono della capacità militare necessaria per raggiungere gli obiettivi che dovessero essere individuati.
La contrapposizione con Washington non è l’unico fronte aperto da Teheran. Il ministero degli Esteri iraniano ha annunciato la designazione dei servizi segreti britannici MI6 come «gruppo ostile» e della Royal Navy e della Royal Air Force come organizzazioni terroristiche. La decisione è stata motivata con le iniziative assunte dal Regno Unito contro la Repubblica islamica nell’ultimo anno, definite dal ministero «ostili e illegali».
La classificazione, adottata sulla base di una risoluzione del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, è entrata in vigore con la pubblicazione della nota. Tra le ragioni indicate da Teheran figurano il sostegno militare e logistico britannico a Stati Uniti e Israele durante la guerra contro l’Iran, attraverso la disponibilità di basi e infrastrutture, e la decisione del 13 luglio di designare i Guardiani della Rivoluzione come soggetto responsabile di minacce alla sicurezza nazionale.
(con fonte AdnKronos)

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