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Caso Torzullo, la difesa contesta la legge sul femminicidio: il processo va avanti
Gli avvocati di Claudio Carlomagno hanno invocato il principio di uguaglianza e denunciato «opacità» nella norma. Le parti civili si sono opposte e i giudici hanno respinto la richiesta. «Guardami in faccia»: la madre di Federica Torzullo affronta Carlomagno in aula
«Guardami in faccia». È stato l’urlo di Roberta Virgulti, madre di Federica Torzullo, a segnare la prima udienza del processo a Claudio Carlomagno davanti alla Prima Corte d’assise di Roma. L’uomo, reo confesso dell’uccisione della moglie, è imputato per femminicidio aggravato dalla premeditazione e dal rapporto coniugale, oltre che per occultamento e vilipendio di cadavere. In apertura del procedimento, la difesa ha chiesto di fermare il giudizio per sottoporre alla Corte costituzionale la nuova fattispecie di reato. L’istanza è stata respinta.
Federica Torzullo era stata uccisa il 9 gennaio scorso ad Anguillara Sabazia. Il suo corpo era stato ritrovato il 18 gennaio in un terreno vicino all’azienda dell’uomo. Carlomagno era presente in aula quando il suo difensore ha sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale della norma sul femminicidio, introdotta lo scorso anno e contestata nel processo.
La richiesta della difesa si fondava sulla presunta violazione del «principio di uguaglianza» e sulle «opacità» che, secondo il legale, sarebbero presenti nella formulazione della legge. L’articolo 577 bis del codice penale prevede l’ergastolo per chi provoca la morte di una donna per odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio in quanto donna, oppure in relazione al rifiuto di instaurare o mantenere una relazione affettiva o come forma di limitazione delle sue libertà individuali.
Le parti civili si sono opposte alla richiesta. Tra loro, l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste il padre di Federica, ne ha contestato l’infondatezza. «Siamo all’anno zero – ha dichiarato – la rivoluzione deve partire dalle aule di giustizia. Il reato di femminicidio ci dice che esiste il movente di genere. Siamo in guerra e chiediamo una pagina di storia nuova».
Dopo la camera di consiglio, la Corte ha rigettato l’istanza del difensore di Carlomagno, giudicando «non rilevante la questione di legittimità costituzionale». Il processo proseguirà dunque senza la sospensione richiesta dalla difesa.
Nel procedimento si sono costituiti parte civile i genitori di Federica, anche in qualità di tutori legali del figlio della coppia, la sorella della vittima e diverse associazioni: Differenza Donna, Insieme a Marianna, Giardini Segreto, Vittime Vulnerabili di reato, Per Marta e per tutte e Scuola di Atene. La prossima udienza è fissata per il 16 novembre.
Fuori dall’aula, al termine della prima giornata di processo, Roberta Virgulti ha raccontato il peso di quel confronto e il fatto che l’imputato non abbia incrociato il suo sguardo.
«È dura, da qui all’eternità sarà sempre dura. Non ha avuto neanche il coraggio di guardarmi in faccia, dopo il rapporto che aveva con me», ha detto la donna. Ha ricordato che, nonostante la separazione, Carlomagno le aveva chiesto se i loro rapporti sarebbero rimasti gli stessi e che lei gli aveva assicurato di sì. «E oggi non è riuscito a guardarmi in faccia».
La madre di Federica ha poi descritto la violenza subita dalla figlia e le conseguenze che, secondo lei, il delitto ha avuto sull’intera famiglia. «Quello che ha fatto è qualcosa di atroce, ha fatto di tutto a mia figlia, è stato un massacro. Ha voluto cancellare tutti noi, non solo lei». E ancora: «Ha voluto cancellare tutto quello che eravamo, perché lui con noi non stava male, stava bene. Ha voluto cancellare perché non avrebbe fatto più parte come prima di questa realtà, quindi lui ha voluto disintegrare tutti noi».
(con fonte AdnKronos)

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