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Iran accusa gli Usa di «terrorismo economico», Hegseth minaccia Hormuz
Teheran porta la questione all’Onu mentre i Guardiani della Rivoluzione sostengono che le scorte strategiche americane siano state ridotte dalla guerra
Resta alta la tensione tra Iran e Stati Uniti, mentre sullo sfondo proseguono gli sforzi diplomatici. Washington ha appena imposto nuove pesanti sanzioni con l’obiettivo di aumentare l’isolamento economico di Teheran, ma il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha chiarito che l’opzione militare resta sul tavolo.
In un’intervista all’emittente americana Newsmax, Hegseth ha affermato che la pressione economica è attualmente lo strumento che colpisce maggiormente l’Iran, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti non escludono «in alcun modo» nuovi attacchi militari in qualsiasi punto dello Stretto di Hormuz.
Pasdaran: «Scorte di armi strategiche terminate per gli Usa»
Da Teheran arriva intanto una lettura diversa della scelta americana di spostare il confronto sul terreno economico. Secondo Hossein Mohebbi, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione iraniani (Irgc), gli Stati Uniti avrebbero ridotto le proprie scorte di armi strategiche durante il recente conflitto con l’Iran.
Citato dall’agenzia ufficiale Irna, Mohebbi ha dichiarato ai giornalisti a Isfahan che Washington avrebbe subito una carenza di armi strategiche e che per ricostituire alcune delle scorte utilizzate potrebbero essere necessari anni.
Secondo il portavoce dei Pasdaran, gli Stati Uniti si aspettavano che con il passare del tempo le scorte di missili iraniani si esaurissero. Le operazioni missilistiche di Teheran, ha sostenuto, sono invece proseguite.
La riduzione delle scorte americane di armi strategiche sarebbe stata, nella ricostruzione di Mohebbi, una delle ragioni che avrebbero spinto Washington a ritirarsi.
Teheran si rivolge all’Onu
Sul fronte diplomatico è intervenuto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha chiesto alle Nazioni Unite di condannare l’operazione Economic Outcast avviata dagli Stati Uniti.
In una lettera indirizzata al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, al presidente del Consiglio di Sicurezza e agli Stati membri, Araghchi ha definito l’iniziativa americana una campagna di «terrorismo economico» contro l’Iran.
Secondo il ministro, l’obiettivo dichiarato dell’operazione sarebbe interrompere le legittime relazioni economiche con l’Iran attraverso la minaccia di sanzioni secondarie e dell’esclusione dal sistema finanziario statunitense.
Araghchi accusa Washington di voler estendere le proprie leggi e i propri obiettivi di politica estera oltre i confini della propria giurisdizione, spingendo Stati sovrani a modificare quelli che Teheran considera legittimi rapporti commerciali.
Il ministro iraniano ha quindi sostenuto che il Consiglio di Sicurezza e gli Stati membri dell’Onu si trovino davanti a una scelta tra la difesa dell’uguaglianza sovrana, della non ingerenza e dei diritti sovrani degli Stati e la sottomissione all’unilateralismo di Washington.
Teheran ha inoltre chiesto a Guterres di valutare e riferire sulle conseguenze umanitarie e sui diritti umani delle misure americane, con particolare riferimento all’accesso a cibo, medicinali, assistenza sanitaria, energia, trasporti e aiuti umanitari.
Araghchi ha infine affermato che l’Iran si riserva il diritto di percorrere «tutte le strade disponibili» per ottenere l’accertamento delle responsabilità, un risarcimento e una riparazione per i danni che Teheran attribuisce alla campagna statunitense.
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(con fonte AdnKronos)
