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Putin, nessun passo indietro sull’Ucraina: “Kiev sa cosa deve fare”
Peskov ribadisce la linea del Cremlino: per Putin la guerra può finire solo alle condizioni poste dalla Russia. Apertura a un incontro con Trump, ma non è reale
Non c’è alcuna intezione di sedersi a un tavolo per porre fine all’invasione partita il 22 febbraio 2022. Per Vladimir Putin l’unica condizione perché la guerra finisca resta la resa dell’Ucraina e la cessione di una parte del territorio che è di Kiev. Mosca non si muove dalle proprie posizioni e non intende indietreggiare sulle richieste avanzate per arrivare alla conclusione del conflitto. A ribadirlo è Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo, secondo il quale al momento non esistono le condizioni per la ripresa di un vero processo negoziale tra Russia e Ucraina. Quindi non c’è alcuno spazio per la diplomazia.
Peskov ha accusato Kiev di continuare a seguire una linea che, secondo Mosca, rende impossibile raggiungere un accordo. Il Cremlino, ha spiegato, sostiene la possibilità di una soluzione diplomatica e di un eventuale vertice, ma senza rinunciare alle proprie posizioni. Il che tradotto in una lingua non politichese significa: o fate quello che vogliamo o picche.
Putin, ha aggiunto il portavoce, è pronto a incontrare il presidente americano Donald Trump, reduce dal faccia a faccia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a New York. Un nuovo incontro tra il leader russo e quello statunitense, però, dovrebbe essere preceduto da un’adeguata preparazione. «Un vertice tra Russia e Stati Uniti senza una preparazione preliminare sarebbe una perdita di tempo», ha affermato Peskov.
Sul possibile cessate il fuoco relativo alle infrastrutture energetiche ucraine, il portavoce del Cremlino ha definito il dibattito in corso in Occidente «un esercizio retorico», sottolineando al tempo stesso la prosecuzione delle forniture di armi a Kiev.
«La militarizzazione dell’Ucraina continua», ha dichiarato Peskov, sostenendo che i Paesi europei stanno cercando ulteriori risorse finanziarie per acquistare armamenti. «Il regime di Kiev – ha aggiunto – continua la propria attività, piuttosto terroristica». Per questo, secondo il portavoce russo, «al momento non ci sono i presupposti per avviare un percorso negoziale di pace».
Nel suo intervento Peskov ha rivolto un messaggio diretto anche a Zelensky. Il presidente ucraino, ha sostenuto, «conosce le decisioni che deve prendere» per arrivare a una soluzione del conflitto.
Quanto a un possibile incontro tra Putin e Zelensky, il portavoce ha ribadito quella che ha definito una posizione già nota del Cremlino: «Il presidente della Federazione russa ha detto che il leader ucraino, se vuole, può venire a Mosca. Gli saranno fornite garanzie di sicurezza».
Peskov ha quindi rivolto critiche particolarmente dure ai Paesi europei, accusandoli di sostenere una linea che Mosca considera apertamente ostile alla Russia. Nel quadro tracciato dal portavoce del Cremlino, il Regno Unito avrebbe un ruolo nel mantenimento di quella che Mosca definisce una politica «russofoba», mentre Germania, Francia e altri Paesi europei ne seguirebbero sostanzialmente l’impostazione.
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