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Cittadinanza italiana, il sindaco ferma il giuramento: “Non capisce l’italiano”
A Cadoneghe in provincia di Padova, una donna convocata per prestare giuramento non è riuscita a rispondere alle domande né a leggere autonomamente il verbale. Il marito aveva provato a intervenire al suo posto
Non comprendeva le domande più semplici in italiano e non era in grado di leggere autonomamente il verbale del proprio giuramento. Per questo, durante la cerimonia per l’acquisizione della cittadinanza italiana, il sindaco di Cadoneghe, Marco Schiesaro, ha deciso di fermare la procedura e chiedere ulteriori verifiche.
A raccontare l’episodio è stato lo stesso primo cittadino con un post su Facebook. Nel comune veneto, circa 15mila abitanti, Schiesaro aveva incontrato come di consueto diversi nuovi cittadini convocati per il giuramento previsto al termine del percorso per l’acquisizione della cittadinanza.
«È sempre un momento importante. Diventare cittadini italiani significa entrare pienamente a far parte della nostra comunità, acquisendo diritti ma anche assumendosi doveri e responsabilità», scrive il sindaco, ricordando che la legge stabilisce requisiti precisi e, nei casi previsti, richiede anche un’adeguata conoscenza della lingua italiana.
Poi l’episodio che, spiega Schiesaro, per la prima volta durante il suo mandato lo ha lasciato «profondamente perplesso». Una delle persone convocate non riusciva a comprendere le domande che le venivano rivolte né a leggere da sola il verbale del giuramento.
«Ho provato a rivolgerle alcune semplici domande, ma non è stata in grado di rispondere in italiano», racconta il sindaco. Al suo fianco era presente il marito, che aveva cercato di rispondere al posto della donna. Un intervento che Schiesaro non ha accettato: «Chi presta giuramento deve essere personalmente consapevole e comprendere ciò che sta facendo».
Da qui la decisione di interrompere la procedura e chiedere che vengano effettuate «tutte le verifiche necessarie».
Nel suo intervento, il sindaco insiste sul fatto che, a suo giudizio, la questione non riguardi la provenienza della donna né il grado di accoglienza della comunità. «È una questione di rispetto delle regole e del valore stesso della cittadinanza italiana», afferma Schiesaro, sostenendo che la cittadinanza non possa essere considerata «una semplice formalità burocratica».
Il primo cittadino collega il percorso di acquisizione della cittadinanza anche alla conoscenza della lingua. «Significa appartenere a una comunità, conoscerne le regole, rispettarne le leggi e comprendere il significato dell’impegno che si sta assumendo davanti alla Repubblica», scrive.
E indica anche quale sarebbe, secondo lui, la soluzione: «Imparare l’italiano e fare concretamente lo sforzo di integrarsi».
Schiesaro precisa di non pretendere «la perfezione»: «Si può sbagliare una parola, avere un accento, incontrare delle difficoltà». Ma, aggiunge, deve esserci «almeno la volontà e lo sforzo di imparare la lingua del Paese di cui si chiede di diventare cittadini».
La conoscenza dell’italiano, prosegue il sindaco, consente di lavorare, costruire relazioni, conoscere i propri diritti e doveri, dialogare con le istituzioni e partecipare alla vita della comunità. «Integrare significa anche questo: fare la propria parte», conclude Schiesaro, definendo la cittadinanza italiana «un traguardo importante» che, proprio per questo, «va rispettato, valorizzato e preso sul serio».
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(con fonte AdnKronos)

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