Primo Piano
Le dichiarazioni di Putin sui negoziati suonano vuote come sempre
Il Cremlino si presenta ancora una volta come aperto al dialogo, solo per ridefinire le condizioni e scaricare la responsabilità su Kiev. Mosca vuole la botte piena e la moglie totalmente ubriaca…
La Russia sostiene di essere stata pronta a riprendere i negoziati con l’Ucraina dopo le elezioni della Duma di Stato. Tuttavia, secondo il presidente Vladimir Putin, un attacco su larga scala da parte dell’Ucraina contro Mosca durante il periodo delle votazioni giustifica ora il ripensamento di qualsiasi iniziativa diplomatica.
La dichiarazione, diffusa dall’agenzia di stampa statale russa TASS, segue un copione ben collaudato del Cremlino. Mosca parla pubblicamente di negoziati mentre, contemporaneamente, introduce nuove precondizioni politiche e militari che rendono sempre più improbabile un progresso significativo.
«La riconciliazione e la proposta di riprendere i negoziati sono tutte opzioni sul tavolo», ha affermato Putin. Ma l’apparente apertura è stata immediatamente mitigata. Riferendosi all’Ucraina, il leader russo ha aggiunto che, «dopo tutto quello che hanno fatto», la Russia valuterà attentamente le sue prossime mosse.
La contraddizione è difficile da ignorare. A più di quattro anni dal lancio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, il Cremlino continua a presentarsi come un potenziale mediatore di pace, riservandosi al contempo il diritto di dettare sia i termini che i tempi di eventuali futuri colloqui. Ogni presunta apertura è rapidamente accompagnata da nuove accuse contro Kiev, assicurando di fatto che la responsabilità dello stallo diplomatico venga attribuita ad altri.
Putin ha inoltre sottolineato che qualsiasi decisione riguardante i negoziati sarebbe guidata esclusivamente dagli interessi russi. La formulazione lascia pochi dubbi sulle priorità di Mosca: il dialogo rimane accettabile solo nella misura in cui sia in linea con gli obiettivi strategici del Cremlino.
Lungi dal rappresentare una vera e propria svolta, le ultime dichiarazioni sembrano volte a rafforzare una narrativa ormai familiare. La Russia cerca di apparire ragionevole agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, pur mantenendo la massima libertà d’azione sul campo di battaglia e in ambito diplomatico. Il risultato è un ciclo ricorrente di apertura retorica seguita da ostruzionismo concreto.
Che venga presentato come una risposta agli sviluppi militari o agli eventi politici, il messaggio del Cremlino rimane sostanzialmente immutato: i negoziati sono sempre possibili, a condizione che sia Mosca a decidere da sola quando, come e a quali condizioni si svolgano.
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(con fonte AdnKronos)
