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Droni, l’allarme Cia su Spagna, Francia e Italia: «Attacchi possibili»
Le informazioni dell’intelligence Usa sui piani russi rilanciate da El Mundo. Tytelman: «Con centinaia di droni l’Europa rischia la saturazione»
Minimizzare il rischio non sarebbe sufficiente: secondo l’esperto di difesa e aeronautica Xavier Tytelman, un eventuale attacco russo con droni contro Paesi europei come Italia, Francia e Spagna sarebbe tecnicamente possibile con gli strumenti già a disposizione di Mosca.
«Tecnologicamente questi attacchi sono fattibili e, anzi, sono facili da portare avanti per i russi con gli strumenti di cui dispongono oggi», afferma Tytelman all’Adnkronos (in un articolo a firma di Veronica Gennari), commentando l’allarme attribuito alla Cia su un possibile attacco della Russia contro alcuni Paesi europei.
Le informazioni dell’intelligence statunitense sono state riferite dal quotidiano El Mundo, secondo cui la Cia avrebbe raccolto elementi relativi ai piani di escalation del Cremlino e li avrebbe condivisi con diversi governi europei.
I droni lanciati dalle navi
Secondo quanto riportato dal giornale spagnolo, uno degli scenari considerati prevede l’impiego di droni lanciati da navi nel Mediterraneo.
Tytelman ritiene che questa modalità offrirebbe alla Russia un vantaggio rispetto al lancio dal proprio territorio. «Se un attacco parte dal territorio russo, deve percorrere migliaia e migliaia di chilometri. Dovrebbe superare tutte le difese della Polonia, della Germania e di tutti i paesi che si trovano prima. Il vantaggio di lanciarlo dal mare è che, in quel punto, non ci sono difese», spiega.
Secondo l’esperto, una possibilità sarebbe quella di utilizzare la flotta fantasma, già presente nelle acque vicine ai Paesi europei.
«Fino ad ora abbiamo assistito a diverse incursioni di droni probabilmente russi sul territorio europeo, ma non siamo ancora passati allo step successivo, quello di un attacco frontale», osserva Tytelman. Se si arrivasse a quella fase, aggiunge, «i russi hanno preparato tutto il necessario», in particolare attraverso quella che viene definita containerizzazione.
La containerizzazione e i lanciatori nascosti
Il sistema, spiega l’esperto, prevede l’impiego di navi civili che transitano al largo con centinaia di container. Tra queste imbarcazioni, alcune sarebbero state trasformate in piattaforme per il lancio di missili o di droni Shahed, tra i modelli più utilizzati nel conflitto in Ucraina.
«Si stima che una sola nave in transito possa trasportare centinaia e centinaia di Shahed», afferma Tytelman.
L’esperto cita anche il Club-K, un missile russo concepito per essere lanciato da un container civile trasportato via mare. «Non si nota assolutamente alcuna differenza rispetto a un’imbarcazione che trasporta questo missile e altre imbarcazioni civili», sostiene.
La prima fase: droni difficili da attribuire
Per un’eventuale prima fase di un attacco, Tytelman ritiene inoltre più probabile il ricorso a droni difficili da ricondurre direttamente alla Russia.
«In una prima fase è molto più probabile che utilizzino droni anonimi», spiega, escludendo modelli come i Gerbera, direttamente attribuibili ai russi, o gli Shahed.
L’esperto ipotizza invece l’utilizzo di droni commerciali, citando come esempio i cinesi Mugin-5, acquistabili attraverso Alibaba.
Italia, Francia e Spagna, sottolinea Tytelman, dispongono di sistemi antimissile e di aerei da combattimento con cui potrebbero teoricamente affrontare un attacco di questo tipo. La capacità di risposta, però, «dipende di che attacco si parla».
Il rischio della saturazione
Lo scenario più complesso sarebbe quello di un attacco condotto contemporaneamente con un numero molto elevato di droni.
«Se parliamo di un attacco portato avanti con centinaia di droni, ci troviamo di fronte a una saturazione che non siamo in grado di gestire in quanto europei», afferma Tytelman.
Secondo l’esperto, la differenza rispetto all’Ucraina riguarda soprattutto gli strumenti disponibili per l’intercettazione. Gli ucraini, spiega, dispongono di intercettori «molto efficaci ed economici», mentre i Paesi europei utilizzano soprattutto missili dal costo molto elevato.
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(con fonte AdnKronos)

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