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Ceuta, Associazione Medica chiede intervento del governo spagnolo: “È una catastrofe sanitaria”
Il presidente dell’Associazione Medica di Ceuta Enrique Roviralta chiede alla ministra della Salute Mónica García di visitare la città e denuncia la mancanza di assistenza e di supporto logistico
È allarme sanitario a Ceuta dopo l’arrivo in massa di migranti. Il presidente dell’Associazione Medica della città autonoma, Enrique Roviralta, ha chiesto alla ministra della Salute spagnola, Mónica García, di recarsi personalmente sul posto per verificare quella che ha definito una “vera e propria catastrofe sanitaria”.
Roviralta ha spiegato in un’intervista a La hora de la 1 di TVE, riportata da Europa Press, di aver già inviato una lettera alla ministra chiedendole di visitare Ceuta. Secondo il presidente dell’Associazione Medica, sono già stati segnalati casi di diarrea accompagnata da febbre e potrebbe quindi esserci il rischio di focolai epidemici.
“Ci viene segnalato che ci sono già casi di diarrea con febbre e che potrebbero verificarsi focolai epidemici, che non colpiranno solo chi ne è affetto”, ha dichiarato Roviralta.
L’allarme dei medici a Ceuta
La principale contestazione riguarda l’assenza, secondo l’Associazione Medica, di protocolli adeguati e di rinforzi esterni per affrontare l’emergenza.
“Quello che è inaccettabile è la mancanza di protocolli, la mancanza di rinforzi esterni e il fatto che il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa non abbiano ancora predisposto un adeguato supporto logistico per affrontare questa vera e propria catastrofe sanitaria”, ha affermato Roviralta.
Il presidente dell’Associazione Medica ha sottolineato inoltre le difficoltà legate alle condizioni sanitarie delle persone ancora presenti a Ceuta dopo l’arrivo in massa dei migranti. “Sono persone senza assistenza sanitaria. Non conosciamo il loro stato vaccinale, né se siano in cura per qualche malattia”, ha spiegato.
Il timore è che un eventuale focolaio possa aggravare ulteriormente una situazione sanitaria già definita “molto precaria”. Roviralta ha citato, tra le possibili emergenze, tubercolosi, dissenteria, colera e morbillo.
“Cure da Terzo mondo”
Secondo Roviralta, l’emergenza viene attualmente affrontata anche grazie all’impegno dei volontari del Collegio dei Medici. Il quadro descritto è quello di una struttura sottoposta a una forte pressione, con persone che attendono assistenza in condizioni difficili.
Ci sono “ragazze e donne sdraiate per terra sotto il sole” che ricevono, secondo il medico, “cure assolutamente da Terzo mondo, che sembrano più medicina di guerra che altro”.
Da qui la richiesta di un intervento diretto delle autorità sanitarie e di un adeguato supporto logistico. Roviralta ha infine sottolineato che la gestione dell’emergenza non può essere affidata esclusivamente alla disponibilità dei professionisti.
“Quello che non può accadere è che la volontà dei medici, la vocazione dei medici, la dedizione al servizio professionale siano alla base di questa gestione”, ha concluso.
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(con fonte AdnKronos)

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